Tribunale di Catania

Inchiesta Sanità, interrogatori di garanzia per Pippo Arcidiacono e gli altri indagati

Troppo consistente la mole di documenti per rispondere alle domande della giudice Simona Ragazzi. Per questo motivo si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i quattro indagati, sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari, coinvolti nell’inchiesta sulle presunte parentopoli nel mondo della Sanità etnea. «Come legali ci riserviamo di richiedere un interrogatorio con il pubblico ministero», commenta a MeridioNews l’avvocato Ivan Maravigna, difensore insieme al professore Giovanni Grasso di Ezio Campagna, dentista e vice presidente dell’Ordine dei medici di Catania. Il camice bianco, secondo la tesi della procura con l’indagine affidata ai carabinieri, avrebbe avuto un ruolo chiave nella gestione delle nomine all’interno di alcuni progetti, finanziati con fondi della Regione, che rientrano nel Piano sanitario nazionale. Tra i favoriti, stando alle accuse, ci sarebbe stata anche la figlia Paola Campagna, indagata ma non destinataria di misura cautelare.

Stessa decisione in chiave difensiva anche per l’ex assessore comunale e cardiologo Pippo Arcidiacono. L’esponente di Fratelli d’Italia recentemente aveva annunciato la sua candidatura a sindaco salvo poi ritirarla, non senza polemica, dopo l’ufficializzazione del nome di Enrico Trantino. Secondo i magistrati, il medico-politico avrebbe raccomandato, sempre nell’ambito dei progetti sanitari, la moglie e la figlia. Arcidiacono, da coordinare scientifico di alcuni progetti, avrebbe favorito anche altre persone tra cui il figlio del medico Sebastiano Felice Ferlito, anche lui finito ai domiciliari. «Ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere perché si intende preparare al meglio la difesa e servono più giorni per un’ordinanza abbastanza corposa», spiega a MeridioNews l’avvocato Salvatore Di Dio, difensore di Arcidiacono insieme a Gianpiero Torrisi. Tra gli indagati finiti agli arresti domiciliari c’è anche l’ex commissario dell’Ordine dei medici etnei Aldo Missale, difeso dall’avvocato Piergiuseppe De Luca. Nei confronti di Missale, tra le varie contestazioni, c’è anche quella di essere stato favorito nell’ambito del concorso per direttore amministrativo dell’Ordine dei medici di Catania. Il prossimo appuntamento è per il 5 maggio, quando verranno sentiti gli indagati non sottoposti a misura cautelare: tra loro, anche gli ex assessori regionali Ruggero Razza e Antonino Scavone.


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