Imprenditore 90enne con la passione per lo studio «La pecca della Sicilia? Il dna gattopardesco»

«Sono sempre stato combattuto fra tecnologia e umanesimo». Una vita vissuta in giro per il mondo, Roberto Bragastini, classe 1925, nato a Verona, è un imprenditore e docente in pensione nel settore meccanico, con una spiccata passione per gli studi umanistici. Da circa 15 anni ha deciso di vivere in Sicilia, dove continua a coltivare il suo amore per la cultura. Anche sedendo fianco a fianco ai giovani siciliani, durante le lezioni in diversi corsi dell’università di Catania. «Lasciai Milano nel 2001 a causa di una bronchite cronica che avevo contratto a Minsk e il medico mi consigliò di andare al sud per curarmi». Inizia così la vita di Bragastini in Sicilia. 

Dopo diverse lauree e docenze – dall’ingegneria industriale meccanica alla fisica, passando per la filosofia – e una carriera da affermato imprenditore nei settori meccanico e termoplastico, ha vissuto i suoi primi cinque anni siciliani a Portopalo, in provincia di Siracusa. Nello stesso periodo decide di prendere una laurea in Fisica nucleare  a Unict e per questo sceglie di trasferirsi a San Gregorio, nel Catanese, dove oggi risiede.

Forte della sua esperienza accademica in Italia e all’estero, Bragastini traccia un confronto tra gli atenei isolani e quelli del nord. «I docenti qui in Sicilia devono avere un secondo lavoro per poter sopravvivere – spiega – Per questo, spesso, alcuni mandano i propri assistenti a tenere lezioni ed esami. Cosa che, al nord Italia, sarebbe inconcepibile, ma ciò non significa che i docenti siciliani siano meno bravi rispetto a quelli settentrionali». Bragastini racconta anche del suo rapporto con l’isola. «Qui vivo bene, anche economicamente, e il clima è ideale – racconta – Non lascerei mai questa terra per nessun motivo». L’unica pecca dell’isola, secondo l’imprenditore veneto, è lo spirito siciliano già descritto da Tomasi di Lampedusa unito a una sorta di pigrizia imprenditoriale. «Eredità del dna gattopardesco da un lato e mancato senso del rischio imprenditoriale dall’altro», spiega.

Bragastini parla delle sue due grandi passioni: l’ingegneria meccanica e la filosofia teoretica. E si lancia in una spiegazione del suo pensiero: «Credo che l’uomo non possa essere solo tecnica, perché diventerebbe un automa. Se provassimo a dare una macchina da scrivere a una scimmia, per esempio, quest’ultima non riuscirebbe mai a scrivere come un umano». Tra la passione per lo studio e il lavoro, nella vita di Bragastini non sono mancati sacrifici e rinunce, specie nel privato. «Ho risieduto in 52 Paesi di tutti i continenti fuorché l’Australia, perché lì non erano sviluppati i settori dell’alluminio e della termoplastica di cui sono esperto – conclude – Sono stato sposato per pochi mesi e non ho avuto figli. Senza quest’ultima condizione, non avrei potuto girare il mondo».

«A 90 anni faccio Catania-Verona in macchina in un giorno», dice Bragastini. E conclude con questa frase del giornalista Carlo Alberto Tregua: «Bisogna invecchiare senza diventare vecchi. Io continuo ad aiutare i miei coetanei».


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