Imbrattato murale dedicato a Cannavò Un déjà vu calcistico lungo 22 anni

Vernice nera utilizzata per imbrattare il volto, il nome e il cognome di Candidò Cannavò. Chi ha agito nell’ex piazzale Oceania, dal tre marzo dedicato al giornalista catanese ed ex direttore del quotidiano sportivo La Gazzetta dello Sport, lo ha fatto con uno obiettivo preciso. L’opera – realizzata da Andrea Marusic, aveva suscitato non poche polemiche tra i tifosi del Calcio Catania e non solo. Quel volto, disegnato su una cabina lungo il viale Africa, aveva fatto riemergere dal cassetto dei ricordi un passato lontano 22 anniÈ l’estate del 1993 e sulle colonne del quotidiano sportivo più letto d’Italia Cannavò bolla in maniera lapidaria l’estromissione del Catania dal calcio professionistico. «Il nocciolo del problema è Angelo Massimino – scriveva – con il quale non si costruisce nulla». Parole dure che avevano come unico destinatario l’allora presidente ritenuto dal giornalista il principale colpevole della scomparsa del club etneo dal calcio professionistico a causa di alcune problematiche con il fisco.

Dopo 22 anni la città dell’elefante vive una sorta di déjà vu

Una ferita mai rimarginata. Sulla pagina Facebook del libro Quando saremo tutti nella Nord, scritto dal giornalista Luigi Pulvirenti insieme al capo ultras Michele Spampinato era stata pubblicata una nota di forte dissenso con la scelta dell’amministrazione comunale di dedicare quel piazzale al giornalista catanese: «Ricordare la storia è importante – scrivevano gli amministratori della pagina – perché chi è senza memoria non potrà mai avere coscienza di sé. Candido Cannavò, nell’estate del 1993, quando il Cavaliere Massimino combatté da solo per la sopravvivenza del Catania, non era schierato al fianco del Catania». 

Il sindaco Enzo Bianco che dopo l’atto vandalico ha annunciato di aver dato mandato di «ripulire immediatamente tutto», era anch’egli finito al centro delle polemiche per la scelta di dedicare il piazzale al giornalista. Nel 1993 Bianco sedeva nella poltrona di primo cittadino. In quell’estate rovente, dopo la decisione della federazione calcistica nazionale che estrometteva il Catania dai professionisti, il giovane sindaco decide di sostenere la candidatura dell’Atletico Leonzio, per «un ritorno alle mitiche glorie». Una scelta presa male dai tifosi rossazzurri che contestano Bianco durante la partita Catania-Giarre utilizzando dei cartoncini bianchi con una scritta che non ammette interpretazioni: «Bianco non sei catanese»

Dopo 22 anni la città dell’elefante vive una sorta di déjà vu. Il Calcio Catania rischia nuovamente grosso. Sommerso da scandali e inchieste legate alla presunte combine nell’ultimo campionato cadetto con la prospettiva di un ritorno a tavolino in serie C. Bianco dopo due decenni è tornato sullo scranno più alto, rispolverando la maglia di regista nel tavolo delle trattative per tentare di salvare, come 22 anni fa, il calcio a Catania. Incontri informali, faccia a faccia e la prospettiva di una cordata imprenditoriale interessata all’acquisto della società. Il tutto con la sua supervisione. Presente e passato che s’intrecciano a pochi giorni dalla decisione su quello che ne sarà del pallone a piedi dell’Etna.


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