Quella che si intravede all’orizzonte, in Sicilia, non è una semplice tornata amministrativa, né un fisiologico avvicendamento burocratico. Il grande Risiko del sottogoverno siciliano rappresenta la cartina di tornasole con cui misurare l’effettiva volontà di riforma del governo guidato da Renato Schifani. Tra le stanze di Palazzo d’Orléans e i corridoi dell’Assemblea Regionale Siciliana si […]
L’illusione del merito: così la politica blocca lo sviluppo della Sicilia
Quella che si intravede all’orizzonte, in Sicilia, non è una semplice tornata amministrativa, né un fisiologico avvicendamento burocratico. Il grande Risiko del sottogoverno siciliano rappresenta la cartina di tornasole con cui misurare l’effettiva volontà di riforma del governo guidato da Renato Schifani. Tra le stanze di Palazzo d’Orléans e i corridoi dell’Assemblea Regionale Siciliana si consuma una partita decisiva che intreccia la gestione delle società partecipate, il controllo della spesa pubblica e la delicatezza dei pareri ambientali sulle grandi opere dell’Isola.
La spartizione dell’impero: tra Seus, Irfis e commissioni di gara
Al centro delle manovre autunnali figura il rinnovo dei vertici di un perimetro industriale e strategico dal valore economico colossale. Enti di primo piano come la Seus-118, snodo cruciale della gestione dell’emergenza-urgenza sanitaria nell’Isola, ma anche il braccio finanziario dell’Irfis, l’Irca e l’Irvo, fino alla galassia dei Consorzi di bonifica, costituiscono le caselle su cui la maggioranza di centrodestra è chiamata a trovare un difficile punto d’equilibrio.
Il presidente della Regione ha sbandierato a più riprese la linea del rigore, istituzionalizzando persino commissioni esterne e procedure di vaglio mirate a selezionare i profili direttivi. Eppure, dietro il paravento formale delle valutazioni trasparenti e dei comitati tecnici, la dialettica tra i partiti della coalizione, da Forza Italia a Fratelli d’Italia, fino alle componenti centriste e autonomiste, tradisce la solita fame di spazi di potere. La retorica del merito deve fare sistematicamente i conti con la ricerca del consenso territoriale e con le caselle da blindare in vista delle future scadenze elettorali, trasformando la governance delle aziende pubbliche regionali in una perenne contrattazione politica.
Il caso Cts: l’assalto all’organismo delle autorizzazioni ambientali
Se il controllo delle partecipate garantisce il presidio delle risorse operative, è sulla Commissione tecnica specialistica (Cts) che si gioca la partita istituzionale più aspra e concitata. L’organismo, deputato al rilascio delle valutazioni d’impatto ambientale (Via-Vas) fondamentali per sbloccare investimenti pubblici e privati nell’Isola, è da sempre al centro delle attenzioni della politica regionale.
Schifani ha promesso una discontinuità netta rispetto al passato, orientata a sottrarre l’organismo ai condizionamenti partitici per snellire l’istruttoria di dossier fermi da anni nei cassetti burocratici. La realtà dei fatti presenta tuttavia un quadro ben più complesso. Innanzitutto la cosidetta pressione dello sviluppo, in quanto dagli impianti per le energie rinnovabili alle opere infrastrutturali finanziate con i fondi del Pnrr, i pareri della Cts muovono decisioni economiche miliardarie cui si somma la resistenza dei partiti, perché la pretesa tecnica della Commissione si scontra apertamente con il desiderio della maggioranza di mantenere un controllo indiretto sui ritmi e sugli esiti dell’iter autorizzativo.
La tendenza al depotenziamento dei condizionamenti d’area non ha affatto neutralizzato lo scontro; ha semplicemente spostato l’asse delle tensioni verso una surrettizia guerriglia politica. La contesa non si limita a quali tecnici siederanno nelle stanze della Cts, ma riguarda la capacità dell’esecutivo regionale di resistere ai condizionamenti dei singoli gruppi parlamentari, spesso più attenti a tutelare feudi elettorali e interessi particolari che a garantire una programmazione di ampio respiro per la Sicilia.
Un modello amministrativo paralizzato dall’ansia di consenso
L’analisi combinata del dossier sulle partecipate e del caso Cts rivela il difetto strutturale della politica regionale siciliana: la perenne incapacità di scindere l’indirizzo politico dalla gestione amministrativa.
Nonostante i proclami di efficienza, l’azione di Palazzo d’Orléans rischia di rimanere ostaggio del veto incrociato delle correnti e della necessità di mantenere compatto il perimetro di governo. In questa dinamica, la riforma della pubblica amministrazione e l’ammodernamento delle infrastrutture passano in secondo piano di fronte all’urgenza di bilanciare le aspirazioni dei singoli leader di partito. Finché la nomina dei quadri dirigenti negli enti regionali e negli organismi di controllo rimarrà subordinata a logiche di pura appartenenza politicante, qualsiasi tentativo di modernizzazione della Sicilia rimarrà incompiuto, ricadendo inevitabilmente sull’efficienza dei servizi offerti ai cittadini e sul livello di competitività dell’intero sistema economico regionale.