Un outsider, un prete di provincia apprezzato da Papa Bergoglio per il suo impegno sociale. Dopo giorni di attesa e di voci arriva l’ufficialità: don Corrado Lorefice, 53 anni, ragusano, guiderà la Chiesa del capoluogo siciliano. Nel messaggio inviato alla sua nuova famiglia le linee guida del suo ministero
Il parroco degli ultimi arcivescovo di Palermo «Attenzione al dialogo e alle periferie umane»
Un outsider, un prete di provincia apprezzato da Papa Bergoglio per il suo impegno sociale. Dopo giorni di attesa e di voci arriva l’ufficialità: don Corrado Lorefice, 53 anni, ragusano, è il nuovo arcivescovo di Palermo. Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale, presentata dal suo predecessore, il cardinale Paolo Romeo, dimissionario dal febbraio 2013 per sopraggiunti limiti di età. Don Lorefice, nato a Ispica, attivo contro le mentalità e i comportamenti mafiosi nella sua terra, era finora pressoché sconosciuto alle cronache e ha scavalcato per volontà di papa Francesco i nomi di autorevoli presuli proposti nelle “terne”.
Una scelta che ha sorpreso, soprattutto negli ambienti ecclesiastici, ma che rispecchia la rivoluzione di Papa Bergoglio, inserendosi nel suo percorso per la costruzione di una Chiesa vicina ai meno fortunati e ispirata ai principi di carità e solidarietà cristiana. E proprio agli ultimi ha fatto riferimento il neo arcivescovo nel messaggio letto in una Curia gremita da monsignor Cuttitta, nominato nei giorni scorsi vescovo di Ragusa. «Ai diaconi – scrive Lorefice – desidero porgere l’invito a mantenere vigile l’attenzione ai più piccoli, ai più poveri, agli ammaliati, così da aiutare la Chiesa ad abitare con verità le vie delle periferie umane».
Alla sua nuova famiglia racconta del suo «cuore pieno di stupore» per «l’inattesa nomina». «Quando il Nunzio apostolico – dice ancora – mi ha convocato a Roma per confidarmi la scelta di papa Francesco ho immediatamente avvertito il senso della mia inadeguatezza». L’obiettivo è «proseguire l’ardua ed esaltante giornata di lavoro già avviata dai miei venerabili precedessori». Un ministero, quello di Lorefice, che sarà compiuto nel nome del «dialogo franco e leale», di un «ascolto attento» di tutti i presbiteri. Ma anche del mondo della cultura, dell’Università e dei centro di ricerca e studio. «È mia ferma intenzione accogliere tutti – dice -, dialogare con tutti».
Infine due riferimenti. Al beato Pino Puglisi, che «la provvidenza del Signore mi ha fatto incontrare e con il quale ho collaborato al Centro regionale vocazioni di Sicilia». E alla «drammatica e dolorosa crisi che i nostri tempi stanno attraversando su più fronti». L’impegno è a favorire «una cultura dell’accoglienza, della legalità, della crescita del bene comune contro ogni forma di potere oppressivo dell’uomo e del creato, insieme ai responsabili delle istituzioni civili e delle autorità militari, nel rispetto degli spazi di azione propri di ciascuno». Un lungo applauso accoglie la fine del messaggio e già nel parole del nuovo arcivescovo, «vi chiedo un anticipo di comprensione e indulgenza per i miei limiti personali», sono nel cuore della sua nuova famiglia.