Il dramma della Grecia e la solita follia della troika UE-FMI-BCE

E così ci siamo. Dopo aver letteralmente preso per il collo famiglie e imprenditori greci, adesso siamo al tragico diniego dei farmaci da parte di aziende tedesche. (http://www.linksicilia.it/2012/11/hai-un-tumore-e-sei-greco-muori/)

Sarà il caso di segnarsi il nome della Merck Serono produttrice di un farmaco anti tumorale che si chiama Erbitux. Siccome è il mercato bellezza, e qui non ci sono filantropi, visto che gli ospedali greci non hanno i soldi per saldare le commesse, a questo punto che crepino pure, si saranno detti alla Merck. Del resto, lo avevano già fatto la svizzera Roche e la danese Novo Nordisk e che sarà mai? (a sinistra, foto tratta da americaoggi.info)

Considerate le splendide condizioni del Paese l’altro ieri è stato quindi approvato un ulteriore pacchetto di misure che prevedono tagli per 13 miliardi e mezzo di euro e che abbiamo già raccontato (http://www.linksicilia.it/2012/11/stanno-ammazzando-i-greci-nuovi-tagli-micidiali-ad-atene-e-guerra/). I tagli continuano questa assurda strategia da parte della troika UE-FMI-BCE che continua a blaterare assurdamente di “bilanci in ordine” pensando agli Stati come a delle famiglie su cui continuare lo strozzinaggio.

Varrà la pena ricordare a cosa servono questi soldi che i greci toglieranno da stipendi, pensioni e – come notato – ospedali (ma ovviamente non certo dalle spese per la difesa: http://vocidallagermania.blogspot.it/2012/02/le-belle-armi-per-atene.html): servono per ripagare le banche tedesche, o meglio le banche di quella che fu l’area del marco.

Del resto, i debiti si pagano no? E a chi mai può o dovrebbe interessare come e perché quei debiti sono stati creati? Va bene, ma almeno si ricordi, per carità di patria, che i debiti dello Stato greco – così come quelli dello Stato italiano – sono debiti che nascono privati, non pubblici. Le banche prestano denaro ai privati (famiglie e imprese), i privati non riescono a restituirlo, lo Stato provvede per loro.

In fondo è giusto no? Famiglie e imprese non dovevano far altro che non indebitarsi, peggio per loro che hanno chiesto soldi. A parte che rimane il mistero del perché mai anche quelli che non hanno mai chiesto un centesimo debbano rispondere dei debiti del vicino di casa che invece ha preso migliaia di euro dalle banche senza restituirlo – e avere dunque lo stipendio decurtato, la Cassa integrazione e, se si ammala di tumore, neanche più il farmaco – sarebbe anche il caso di ricordare che quando qualcuno chiede soldi c’è sempre qualcuno che questi soldi deve darglieli.

E quale sarà mai il dovere di qualcuno che presta soldi? Forse non è quello di capire se il debitore è in grado di restituirlo, questo benedetto prestito? In fondo le banche lo fanno di mestiere, prestare soldi. E quelle tedesche lo hanno fatto benissimo in questi anni post euro. Perché ne avevano tanti.

Perché per l’ennesima volta si ripeteva il ciclo di Frenkel: si prende un Paese con una moneta debole; gli si impone dall’alto un tasso di cambio sopravvalutato; si innalza il famoso spread (che dice che per me che ho soldi è più conveniente prestarli dove i tassi di interesse sono più alti); becco il mio bravo tasso di interesse al 4% più favorevole che se presto soldi in Germania; tanti saluti a voi e a voi vostri medicinali e restituitemi il capitale, please. Non potete permettervelo? Fatelo fare allo Stato e ditegli che il problema è la spesa pubblica.

Basta fargli trovare un qualche Fiorito, un qualche Lombardo, far vedere che gli insegnanti e gli statali lavorano poco, spiegare che è colpa loro e che bisogna togliere i privilegi e il gioco è fatto. Il disgustoso gioco delle banche è tutto qui, niente di sofisticato a ben vedere, ma sufficiente per una massa di cittadini progressisti che leggono Gramellini e votano Bersani. E in fondo fino a qualche mese fa c’era un Presidente del Consiglio che teorizzava tranquillamente che bisognava trattare l’elettorato (“elettorato” altro che persone) come se fosse formato da ragazzini di undici anni.

Non si vuole certo avere la pretesa che il grande pubblico democratico vada a leggere qualche complicatissimo dato e scoprire che i dipendenti pubblici in Grecia erano perfettamente in media rispetto a quelli europei. E neanche di ricordare che in Italia la percentuale di dipendenti del settore pubblico rispetto alla totalità degli occupati è più bassa che in Francia o Olanda ed è la stessa di Germania e Finlandia. Roba complicata. Però, chissà, magari qualcuno avrà ancora voglia di dare un’occhiata al grafico e cominciare almeno a farsi un’idea dell’ordine di grandezza delle questioni di cui si parla:

E’ complicato? I costi della politica sono quelli che vedete nelle prime sei colonne. Poi ci sono le due torri. Ora possiamo serenamente tornare alla Grecia. Ma anche all’Italia e alla Sicilia, il cui presidente sembra pronto a ridursi lo stipendio. Ora si che siamo a posto.

 


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