Il Catania pareggia a Trapani 2 a 2 Un miracolo piccolo piccolo

In genere non sono tra quanti si immaginano che, in Paradiso, ci sia davvero qualcuno che si interessa al campionato di calcio. Di solito trovo poco elegante la commistione tra sacro e profano che segna spesso l’aneddotica del pallone: sia che si tratti della celeberrima acquasanta di Trapattoni, sia che si discuta del rosario sgranato, qualche tempo fa, dalle dita del presidente Pulvirenti. Sarei insomma dell’avviso che, in genere, sia meglio scherzare coi fanti e lasciar stare i santi. E tuttavia, al termine della partita pareggiata dal Catania per 2 a 2 sul campo del Trapani, mi viene difficile non parlare di un piccolo miracolo. Non foss’altro perché alla fine del primo tempo, quando la nostra difesa aveva regalato come al solito due gol agli avversari, non pensavo davvero che il Catania ce l’avrebbe fatta a raddrizzare la partita. Come invece ha poi fatto, rischiando perfino, questa partita, di vincerla.

Ma non è solo questo. Deve esserci stato davvero qualche santo che, in Paradiso, oggi si è guardato l’anticipo di serie B e ha deciso di cambiarne l’esito. Azzarderei anche il nome del santo: secondo me si è trattato di San Sebastiano. Che è quel giovane romano, martire della fede cristiana, che la pittura sacra è solita rappresentare con il corpo trafitto da un impressionante numero di lance, che santamente riceve mentre è legato in quel dipinto a un albero, in quest’altro a una colonna.

Se dunque, come ipotizzo pur senza uno straccio di prova, quest’oggi San Sebastiano si è davvero guardato la partita, non può aver mancato di accordare la sua benevola protezione al giocatore del Catania che porta il suo nome di battesimo. Ovvero dell’argentino Sebastián Leto, giocatore dal curriculum rossazzurro finora pressoché fallimentare – a dispetto della solida protezione da sempre accordatagli da San Cosentino – e che quest’oggi, vista la squalifica di Calaiò, Sannino ha scelto di far giocare come prima punta. 

A metà circa del secondo tempo, davvero, il povero Leto sembrava proprio la brutta copia di qualche San Sebastiano d’autore sconosciuto. O, per dir meglio, una sua caricatura. Il braccio destro era fasciato senza troppa arte, con una garza che sventolava tutte le sue sbrindellature. E la testa, sanguinante a seguito di uno scontro di gioco, era protetta da una reticella a cappuccio, sulla cui possibile somiglianza con altri oggetti non mi soffermo per non eccedere in irriverenza.

Sta di fatto che, come è come non è, proprio Leto quest’oggi ha segnato una doppietta, la prima da quanto veste la maglia del Catania. Rispondendo con inaspettata puntualità al fiducioso applauso che, sabato scorso, ne aveva segnato l’uscita dal campo al Massimino. E se questo non è un miracolo, allora nel calcio i miracoli non esistono.

Si tratta, certo, di un miracolo piccolo piccolo: come è piccolo un pareggio ottenuto pur giocando un bel pezzo della ripresa con un uomo in più. Come è piccola una partita in cui abbiamo preso un gol ridicolo – il primo del Trapani, segnato da Abate – consentendo, per la seconda volta consecutiva in due settimane, che un giocatore avversario sfuggisse al controllo della difesa e si presentasse indisturbato a tirare dal centro dell’area di rigore. Come è piccola la classifica del Catania, che continua a proclamare l’obiettivo di andare direttamente in serie A, ma che dall’inizio della stagione ha fatto solo due punti fuori dal Massimino, e non ne ha raccolto nessuno più a nord della Calabria. Un miracolo piccolo, certo, ma pur sempre un miracolo. Che poi, se continua a sembrarvi fuori luogo che si mischi il sacro col profano, non prendetevela con me. Rivolgetevi direttamente al designatore arbitrale. Il quale, per dirigere questa partita, con tutti gli arbitri che aveva, è andato a sceglierne uno che di cognome faceva Pasqua.


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