I speak, je parle, ich spreche, yo hablo…

«La facoltà di capire il mondo» non è solo un vecchio slogan ideato per invitare gli studenti ad iscriversi ai propri corsi, ma è soprattutto un’apertura mentale verso il mondo e una grande curiosità verso le altre culture. E così nasce il Convegno nazionale, in programma per il 24 gennaio (a partire dalle 9.30), che prende il nome da questo slogan, organizzato dalla facoltà di Lingue e letterature straniere di Catania, durante il quale si cercherà di discutere ed analizzare la situazione catanese per confrontarla con quella nazionale per quel che riguarda il processo di internazionalizzazione.

«L’Italia sconta un ritardo storico per quel che riguarda l’internazionalizzazione» afferma il professore Antonio Pioletti, ordinario della facoltà di Lingue. «È un problema che esiste da tempo, non è la novità degli ultimi anni. Ma certamente si è fatto ben poco per uscire da una situazione di netta inferiorità rispetto agli altri Paesi europei. Piccoli sforzi, ma insufficienti. Perché si è arrivati a questo punto? Perché in Italia abbiamo una visione provincialistica della questione e vi è un grande disimpegno da parte dello Stato».

Nonostante la partecipazione alla Convenzione di Lisbona, l’Italia ha disatteso le indicazioni: solo il 7% degli italiani afferma di avere una conoscenza “molto buona” di una lingua straniera, mentre il 50% dichiara una conoscenza scolastica. Un quadro desolante soprattutto se si pensa che un laureato italiano, secondo questi dati, non può ambire a lavori che si svolgono all’estero perché non è in grado di comunicare in inglese.

E così gli oltre centocinquanta corsi di laurea di area linguistica delle università statali rappresentano una risorsa importante per la crescita del Paese nei rapporti con gli altri Stati.

Il convegno «La facoltà di capire il mondo» vuole, dunque, fare un’analisi profonda e sistematica delle problematiche che gli operatori del settore (docenti, lettori, studenti, imprenditori, etc.) devono affrontare ogni giorno, affinché si possano trovare delle soluzioni attraverso il confronto delle esperienze.

A raccontare le difficoltà che si incontrano ogni giorno a causa della mancanza di strutture e di strumenti didattici adeguati saranno i docenti delle scuole e dell’università.«Innanzi tutto si cercherà di riflettere sull’esperienza accumulata nella facoltà di Lingue e letterature di Catania dopo ben 11 anni di vita», continua il professore. «Ciò che si vuole fare è aggiornare e rivisitare l’asse formativo ed aprire una profonda riflessione su quello che si dovrà fare per migliorare. In secondo luogo, si vuole sottoporre all’attenzione dell’ateneo catanese e all’Italia la centralità di questo asse che deve necessariamente essere potenziato a più livelli. Con la nuova riforma le facoltà non saranno più come prima, ma non si può pensare che le cose possano migliorare senza un maggiore impegno da parte di tutti. Durante il convegno si cercherà di redarre, inoltre, una petizione per il potenziamento in Italia dell’insegnamento delle lingue straniere».

Diversi i nomi che compaiono nel programma della giornata: studiosi, docenti, lettori madrelingua, rappresentanti del mondo del lavoro e della cultura: «Abbiamo scelto di far parlare i docenti della nostra facoltà, non solo per il ruolo che ricoprono ma anche perché sono giovani professionisti che devono gestire al meglio l’insegnamento delle lingue straniere con pochissimi mezzi. Tra gli ospiti di rilievo ci sarà Raphael Gallus che farà le veci della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e ci parlerà delle politiche linguistiche dell’Unione europea. Ad occuparsi della glottodidattica ci sarà il professore Graziano Serragiotto, docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Molti i nomi prestigiosi che interverranno durante la giornata, non solo del mondo dell’educazione (come la Consejera de Educación dell’Ambasciata spagnola María Jesús Serviá Reymundo), ma anche del mondo della cultura, del lavoro e della politica», conclude Antonio Pioletti.

E quindi perché fare un convegno sull’importanza delle lingue straniere? Forse perché la società diventa sempre più internazionale, non c’è più quella grande distanza di una volta tra le varie culture del mondo, e soprattutto vi è una maggiore mobilità umana. E anche, forse, perché avere nell’organico di un ateneo una facoltà di lingue e culture moderne rappresenta una spinta propulsiva verso il futuro.


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