Gennaio da record in Sicilia: è stato il mese più piovoso dal 2009. Il primato di Pedara

Non è stato solo il ciclone Harry a segnare il mese di gennaio in Sicilia. Il primo mese del 2026 si è chiuso come il più piovoso degli ultimi quindici anni, con un’anomalia positiva delle precipitazioni che ha riportato l’Isola a livelli non più osservati dal 2009, contribuendo in maniera decisiva a ridimensionare una siccità di lungo periodo che fino a dicembre non era stata del tutto superata.

Dopo una sequenza di mesi con scarti relativamente contenuti rispetto alle medie climatiche, gennaio ha fatto registrare ben 84 millimetri di pioggia in più rispetto alla norma 2003-2022. Secondo i dati della rete SIAS, l’accumulo medio regionale ha raggiunto 186 millimetri, un valore superato negli ultimi cinquant’anni soltanto nel 1985 e nel 2009. Un risultato frutto non di un singolo evento estremo, ma di una lunga fase instabile: i giorni completamente asciutti sono stati appena cinque.

Il ciclone Harry, che ha interessato la Sicilia tra il 18 e il 21 gennaio, ha avuto un ruolo cruciale soprattutto sul settore ionico, ma nel bilancio complessivo ha inciso per circa un terzo dell’accumulo totale mensile. Il resto è arrivato da una serie di passaggi perturbati che hanno interessato l’Isola sia prima che dopo l’evento principale.

Dati eccezionali tra Etna e Peloritani

Il primato mensile spetta alla stazione di Pedara, in provincia di Catania, con 619,4 millimetri di pioggia. Di questi, 466,6 millimetri sono caduti in sole 72 ore durante il ciclone Harry, il valore più elevato mai registrato su quell’intervallo temporale dall’inizio delle rilevazioni nel 2002. Sempre a Pedara, il 20 gennaio, è stato osservato anche il massimo accumulo giornaliero: 256,2 millimetri.

All’estremo opposto, il minimo mensile è stato registrato a Pachino con 92,6 millimetri, valore comunque significativo e influenzato da una sfavorevole orografia. Proprio l’orografia ha giocato un ruolo chiave nel distribuire le piogge: accumuli a tre cifre si sono concentrati a ridosso di Peloritani, Etna e Iblei, mentre lungo le coste i quantitativi sono risultati inferiori rispetto all’entroterra. Nonostante ciò, tutte le aree dell’Isola hanno superato i 100 mm mensili, compreso il versante occidentale dell’Etna, inizialmente in ombra orografica durante Harry e poi beneficiato dagli eventi successivi. Dalla rete DRPC emergono altri numeri rilevanti, come i 693 millimetri registrati a Fondachelli, tra Peloritani e Nebrodi. In generale, tutte le stazioni SIAS hanno superato le rispettive medie mensili: emblematico il caso di Francofonte, con un incremento del +731 per cento.

Più giorni di pioggia e neve storica sull’Etna

Gennaio si è distinto anche per la frequenza delle precipitazioni. La media regionale dei giorni piovosi è salita a 16, contro un valore normale di 10. Il massimo, con 24 giorni di pioggia o neve, è stato registrato a Cesarò Monte Soro, mentre il minimo, comunque significativo, è stato osservato a Lentini con 10 giorni.

La neve ha aggiunto un ulteriore elemento di eccezionalità e incertezza nei quantitativi complessivi. Nevicate sono state segnalate già dall’8 gennaio anche sotto gli 800 metri. Durante il ciclone Harry la quota neve, inizialmente sopra i 2000 metri, si è abbassata rapidamente: tra la sera del 19 e il giorno 20 si è formato un manto superiore ai 200 cm sul versante nord dell’Etna, con neve fino a quota 1300 metri nella fase finale. Un dato senza precedenti per la stazione di Linguaglossa Etna Nord dalla sua installazione nel 2013.

Effetti sul territorio e risorse idriche

L’impatto maggiore si è avuto nell’ultima fase del ciclone Harry, quando alle precipitazioni orografiche si sono sommate quelle convettive. In un contesto di suoli già saturi, anche piogge di intensità non estrema hanno causato locali esondazioni nei bacini del Gornalunga, del San Leonardo e dell’Anapo. Nel resto del mese, l’assenza di nubifragi diffusi ha favorito una saturazione graduale dei terreni, con deflussi progressivamente più abbondanti nella rete idrografica. Un processo che, questa volta, ha prodotto un risultato atteso da tempo: un netto recupero delle riserve idriche negli invasi, segnando una svolta importante dopo anni di criticità.


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