Dal bene confiscato alla mafia, allo sportello antiviolenza Sara Campanella

Confiscato alla mafia tantissimi anni fa, era stato abbandonato a se stesso diventando un immobile fatiscente e degradato. Oggi questa struttura ha rivisto nuova luce grazie al progetto Demetra che ha permesso di costituire all’Acquasanta il nuovo centro di ascolto Il sorriso di Sara Campanella dedicato alle donne vittime di mafia, abusi, violenza e tratta. Lo stabile di via Simone Gulì è stato completamente ristrutturato e rifunzionalizzato grazie agli investimenti ex Pnrr (Innovation Hub). L’importo complessivo dell’operazione è stato di 884.022,83 euro.

Sportello multifunzione

Il bene confiscato alla criminalità organizzata è stato affidato dal Comune di Palermo al Consorzio Network dei Talenti. A gestire lo sportello di ascolto Il sorriso di Sara Campanella, oltre all’associazione Sara Campanella Ets, ci saranno Mediter Italia che si occuperà dei rapporti con le donne locali e migranti, come anche di animazione culturale. Acli Palermo, che farà segretariato sociale. L’associazione Millecolori Aps Ets con il suo Centro Antiviolenza Lia Pipitone, che gestirà uno spazio riservato di ascolto per donne vittime di violenza, mettendo a disposizione i servizi del Centro Antiviolenza. Presente anche l’associazione di giovani con sindrome di down SporT21 Sicilia. Ed infine, la parrocchia Maria SS. della Lettera di Piazza Acquasanta, avrà un ruolo determinante nella sensibilizzazione delle realtà del quartiere. Significativo, per l’intera iniziativa, dunque il supporto dell’arcidiocesi di Palermo, con Don Sergio Sgrò.

Sinergia istituzionale

«La restituzione alla collettività di beni confiscati alla mafia – afferma il sindaco Roberto Lagalla – rappresenta uno dei segnali più concreti dell’impegno delle istituzioni nella promozione della legalità e della giustizia sociale. Consegniamo alla città due strutture che diventeranno luoghi di ascolto, inclusione e sostegno per le persone più fragili. Ringrazio la Struttura commissariale, guidata dal prefetto Paola Spena, per la costante collaborazione. Ma anche per la presenza qualificata che continua a garantire sul territorio di Palermo, in un percorso condiviso di recupero e valorizzazione dei beni confiscati».

Il sorriso di Sara Campanella

«Quando mi hanno proposto di chiamare questo centro di ascolto Il sorriso di Sara Campanella ho approvato subito, perché la rappresenta. Lei era un sorriso vivente amava la vita e la viveva con pienezza». Ha ricordato ai microfoni di MeridioNews Maria Concetta Zaccaria, la madre della ventiduenne originaria di Misilmeri uccisa lo scorso anno a Messina. «Nonostante il dolore della sua perdita ci seguirà in eterno, vogliamo dare un aiuto a chi ne abbia bisogno, perché è questo che Sara ci ha insegnato, ad amare se stessi e gli altri. Lei era amore e luce».

La signora Zaccaria ha anche un altro obiettivo, cioè quello di mettere in risalto il femminicidio definito atipico della figlia, esortando le istituzioni a rivalutare determinate dinamiche e legiferare in modo mirato. «Sara non è mai stata una vittima in senso stretto, perché non è mai stata vittima di violenza né verbale né fisica. Non aveva nulla da denunciare, infatti si è passati dalla richiesta di uscire insieme al coltello. Mi pare chiaro che bisogna rivedere i segnali premonitori della violenza di genere».


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