Gela, 12 arresti per traffico di reperti archeologici Monete e statuette vendute a ricchi collezionisti

Una vera e propria rete dedita al traffico illegale di reperti archeologici, che partiva da Gela per arrivare nel Casertano e nel Foggiano. Le indagini, risalenti al 2014 e condotte dalla Guardia di Finanza, hanno portato questa mattina all’operazione denominata Agorà. Sono 12 le misure di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Gela Veronica Vaccaro, su richiesta della procura della Repubblica diretta da Lucia Lotti. In carcere sono finite sei persone, mentre per altre sei sono scattati gli arresti domiciliari. 

Un metodo ormai ben rodato, quello individuato dalle Fiamme gialle. Prima la banda individuava il sito archeologico da depredare, poi procedeva agli scavi attraverso l’utilizzo di apparecchiature ad hoc come i metal detector e, una volta recuperati i beni culturali, questi venivano commercializzati attraverso l’aiuto di trafficanti già noti alle forze dell’ordine per finire poi nelle case di facoltosi collezionisti spagnoli e tedeschi. Maggiormente colpita era l’area archeologica di Kamarina, nel ragusano, soprattutto di notte e in assenza di controlli. 

La base operativa della presunta organizzazione era a Gela, ma i trafficanti operavano anche a Vittoria, a Paternò e nel Casertano. Tra di loro le comunicazioni avvenivano tramite whatsapp, dove avveniva anche lo scambio delle foto dei ritrovamenti. Nel linguaggio in codice della banda monete e statuette diventavano «automobili». Nell’ambito dell’operazione sono state sequestrate oltre 400 monete antiche con la scritta Ghelas, in oro e argento e bronzo, risalenti quindi ad un periodo storico che va tra il V e il II secolo avanti Cristo. 

Le accuse vanno dalla ricettazione all’associazione per delinquere, insieme alla violazione del codice dei beni culturali. Il sindaco di Gela Domenico Messinese e l’assessore alla Cultura Francesco Salinitro hanno subito espresso il proprio compiacimento per l’operazione che ha consentito di sgominare la banda di tombaroli. «Oltre al grande valore dei reperti che sono stati recuperati – ha commentato il primo cittadino – va sottolineata l’importanza di un’inchiesta che mira a tutelare l’immenso patrimonio archeologico di cui è ricco il nostro territorio». Concorde Salinitro, che ha sottolineato come «uno degli obiettivi dell’amministrazione è valorizzare le nostre bellezze, e la loro difesa da parte degli organi inquirenti ci incoraggia a percorrere questo cammino». 


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