Foto di Alexander Wild

Formica di fuoco, è allarme in Sicilia: l’Italia sotto accusa dalla Ue per inerzia

«La formica di fuco è arrivata in Sicilia». La notizia era stata diffusa a settembre del 2023 e, a quanto pare, da allora poco o nulla è stato fatto per limitarne la diffusione. Una mancanza che adesso è stata certificata anche dalla Commissione europea che ha deciso di inviare un parere motivato all’Italia nell’ambito di una procedura d’infrazione. Se la situazione non cambierà il caso potrebbe finire davanti la corte di Giustizia dell’unione europea e, confermata l’inadempienza, l’Italia potrebbe essere costretta a pagare una salata multa. L’ultimo caso simile che ha riguardato la Sicilia è quello della condanna per gli scarichi non a norma della raccolta e il trattamento delle acque reflue urbane in quattro Comuni.

Nel caso della formica rossa da Bruxelles sostanzialmente lamentano il mancato rispetto degli obblighi imposti dal regolamento dell’Unione europea sulle specie esotiche invasive. Sotto la lente d’ingrandimento è finita la cosiddetta formica di fuoco, conosciuta come Solenopsis invicta. Si tratta di una formica originaria del Sud America particolarmente pericolosa per l’uomo, l’agricoltura e la biodiversità. La Commissione contesta all’Italia di non avere notificato tempestivamente né alla stessa Commissione né agli altri Stati membri il rilevamento precoce dell’insetto invasivo, come richiesto dalla normativa. Inoltre, non sarebbero state comunicate entro tre mesi le misure di eliminazione adottate, né sarebbero stati attivati in tempi utili interventi concreti per limitare la diffusione accidentale della specie. Nel lungo elenco di cose che non sono state fatte c’è anche la mancata risposta, in modo soddisfacente, alla lettera di costituzione in mora inviata nel novembre 2024. Roma ha ora due mesi di tempo per fornire una risposta e adottare le misure necessarie. In caso contrario, la Commissione potrà deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

A certificare la presenza della formica rossa in Europa, e in Sicilia in particolare, è stato uno studio condotto dall’Istituto spagnolo di Biologia evoluzionistica, in collaborazione con l’università di Parma e di Catania. Nel documento – pubblicato nel 2023 – si metteva in risalto come, per la prima volta nella storia, era stato documentata una stabile presenza di formiche rosse in Sicilia. Nei pressi di Siracusa, su un’area di circa 4,7 ettari, erano stati censiti 88 nidi attivi. Gli abitanti del posto avevano inoltre riferito di essere stati punti dalle formiche già dal 2019, il che indicava una presenza duratura. Non è chiaro come sia arrivata in Sicilia, ma è probabile che il porto commerciale di Augusta, a soli 13 chilometri di distanza, abbia avuto un ruolo importante. Le formiche di fuoco si diffondono infatti anche grazie al vento, durante i voli nuziali delle regine. Un fatto preoccupante è che sono stati osservati voli nuziali anche in pieno inverno, fuori dal loro normale periodo riproduttivo, che va dalla primavera all’autunno. Questo suggerisce una grande capacità di adattamento al clima locale.

Attraverso analisi genetiche, i ricercatori hanno scoperto che la popolazione siciliana è poliginica, cioè ogni nido può ospitare più regine, un fattore che rende la specie ancora più difficile da contenere. Lo studio sottolineava proprio l’urgenza di mettere in campo strategie coordinate di sorveglianza e controllo, fin dalla fase iniziale dell’invasione. Tra le caratteristiche di questi insetti c’è quello di costruire grandi nidi monticello e possono infliggere punture dolorose, in alcuni casi capaci di provocare shock anafilattici.


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