Formazione in Sicilia, ormai è una buffonata

Prosegue il “gioco delle parti” di pirandellania memoria (il gioco delle parti è una commedia in tre atti di Luigi Pirandello scritta nel 1918). I sindacati annunciano il sit-in, lo stato di agitazione per rivendicare le solite cose e l’assessore programma una data di incontro, costituisce un nuovo tavolo di lavoro, crea una cabina di regia per cambiare il mondo e tutto rientra in buon ordine. Un vecchio e oleato sistema che garantisce a ciascuna parte di recitare il proprio ruolo.

E’ incredibile dovere leggere dichiarazioni di buoni intenti dopo tutto quello che è successo nel settore con l’avvento del trio delle meraviglie LAC, Lombardo (presidente della Regione siciliana), Albert (dirigente generale dipartimento Istruzione e Formazione professionale) e Centorrino (assessore regionale Istruzione e Formazione al tempo della riforma del settore). Un settore riformato secondo il governo regionale ed il Pd che però abbisogna di ulteriori sit-in e scioperi. (a destra, la formazione professionale in Sicilia quest’anno: metafora – foto tratta da ifanews.it)

Qualcosa magari non va? Controsensi su controsensi. Tipici atteggiamenti di chi, sin dall’inizio, ha partecipato allo smantellamento del sistema della formazione professionale in Sicilia. E’ veramente paradossale, a nostro avviso, che vi siano ancora forze sindacali disposte a discutere di progetti di organizzazione del settore, di avvio delle attività formative e di accelerazione della spesa per garantire il pagamento delle retribuzioni al personale. Ma con quale credibilità si affrontano problemi che, con una buona dose di probabilità, sono stati artatamente creati dagli stessi soggetti che partecipano oggi al “gioco delle parti?

Fa sorridere la dichiarazione dell’assessore regionale, Accursio Gallo, rilasciata qualche giorno fa. L’assessore regionale alla Istruzione e Formazione professionale sembrerebbe essersi impegnato con le organizzazioni sindacali ad incontrarsi il 4 ottobre prossimo per avviare una seria ristrutturazione del settore formativo. Forse le ‘ristrutturazioni’ fatte prima erano poco serie? Ma lo sa l’assessore Gallo che fra meno di 25 giorni dovrà tornarsene a fare l’avvocato?

Ci chiediamo: fino ad oggi cosa è stata la “riforma epocale” sbandierata in mille dichiarazioni e conferenze stampa dal trio delle meraviglie “LAC”? Qualcuno, tra amministrazione regionale e organizzazioni datoriali e sindacati, si è reso conto che siamo entrati nel mese di ottobre, e quindi a meno di 90 giorni dalla fine del 2012?

Lasciamo perdere la montagna di bugie sull’argomento che hanno fatto conoscere al grande pubblico il dirigente generale al ramo, il potente tecnico pidiessino, Ludovico Albert, sulle continue date di inizio delle attività formative (Avviso 20/2011), cambiate continuamente e mai azzeccate. Basta ricordare che la “buona formazione”, fortemente voluta dai sindacati e delle associazioni degli Enti formativi, avrebbe dovuto purificare il settore della formazione professionale, qualificando la spesa, snellendo le procedure, riducendo l’investimento finanziario e qualificando le attività formative.

Nulla di tutto ciò, più di un soggetto pare che abbia barato. Oggi in piena campagna elettorale il Governo regionale, tutto impegnato elettoralmente, e le organizzazioni sindacali, altrettanto impegnate nella tornata elettorale con propri esponenti candidati, si svegliano e dichiarano di volere cambiare il settore. E negli ultimi 2 anni cosa è successo? Abbiamo scherzato tutti?

Lo ripetiamo, a nostro avviso, diversi attori del sistema hanno giocato e barato. L’unica certezza è che per i tanti errori commessi non ha pagato nessuno, almeno fino ad oggi.

L’altra certezza è che si sono spesi il doppio dei soldi necessari ad erogare il servizio formativo ai siciliani ed altrettante risorse finanziarie sono state drenate al Ministero del Lavoro a causa dell’introduzione dell’ammortizzatore sociale.

Ma la cosa che più incuriosisce è che gli Enti formativi sono stati trasformati in società di capitali per lucrare con la formazione professionale. Proprio così, profitto solo profitto ed ancora profitto.

Questa è l’unica certezza, Enti formativi, almeno alcuni, che guadagneranno, produrranno utili e se poi i lavoratori non vedranno soldi poco importa, in un modo o nell’altro si arrangeranno.

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