Elezioni comunali, l’autogol di Cascio

Tra sussurri e silenzi si complica lo scenario politico di Palermo in vista delle elezioni comunali della prossima primavera. A conti fatti, il caos si distribuisce in parti uguali nel centrodestra e nel centrosinistra. E c’è perfino chi arriva a ipotizzare un rimescolamento delle carte dopo le elezioni primarie del centrosinistra previste per il 4 marzo.
Comunque andranno le cose, il 4 marzo, la confusione sembra assicurata. Se vincerà Fabrizio Ferrandelli scenderà in campo direttamente Leoluca Orlando. E, a quel punto, il centrosinistra, per vincere le elezioni ed esprimere il nuovo sindaco di Palermo, dovrà sperare in un candidato debole del centrodestra. I candidati a sindaco, infatti, sarebbero tre: Fabrizio Ferrandelli e Leoluca Orlando per il centrosinistra e il candidato di centrodestra. E poiché, considerato che Ferrandelli avrà l’appoggio del Pd, non sarebbe da escludere un testa a testa tra i tre candidati. Con la possibilità che l’esponente di centrodestra diventi sindaco con il 37-38 per cento dei voti. E a Palermo, anche con la crisi che attraversa questo schieramento politico grazie ai disastri provocati dal sindaco uscente, Diego Cammarata, acciuffare un 37-38 per cento, per un candidato di centrodestra, non sarebbe un’impresa impossibile, anche in assenza del cosiddetto ‘trascinamento’. Anzi (ricordiamo ai lettori che alle prossime elezioni si voterà, infatti, con la nuova legge elettorale: per il candidato a sindaco conteranno solo i suoi voti e non quelli che, con la vecchia legge, gli arrivavano dalle liste collegate, cioè dal già citato ‘trascinamento’ delle liste).
Non andrà meglio nel caso in cui a vincere sarà Rita Borsellino (eventualità che nello stesso Pd viene data come più probabile: da qui, come ora vedremo, i possibili ‘inciuci’ tra centrodestra e una parte del centrosinistra, alias Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia). Insomma: se il 4 marzo dovesse vincere Rita Borsellino, l’attuale capogruppo del Pd all’Ars e il solito Lumia non getterebbero la spugna, ma proverebbero a far convergere i voti della parte del Pd a loro fedele sul candidato centrista. Ed è anche in questa chiave che potrebbe essere vista la candidatura a sindaco di Massimo Costa, presidente del Coni.
Sotto il profilo della logica politica, questa candidatura, ormai, avrebbe un senso solo nel caso in cui il ‘capocorrente’ dello stesso Costa, e cioè il presidente delll’Ars, Francesco Cascio, decidesse di abbandonare il centrodestra per passare non nel centrosinistra, ma in uno schieramento ‘ibrido’: per esempio, con Grande Sud di Gianfranco Miccichè, che ormai sembra più vicino al presidente della Regione, Raffaele Lombardo, che al Pdl.
Ma Cascio non ha ‘benedetto’ la candidatura del suo pupillo, cioè di Costa, per passare con Miccichè e poi, magari, con Lombardo. Cascio, che all’inizio non ha ‘pilotato’ un’operazione sbagliata, puntava ad accreditarsi – a Palermo e a Roma – come l’uomo politico che metteva al centro il Pdl e il Terzo polo. Per poi diventare il candidato alla presidenza della Regione. Solo che l’operazione gli è ormai sfuggita di mano, visto che Massimo Costa non è più il possibile candidato a sindaco di Palermo del Pdl e del Terzo polo, ma il candidato di ripiego di Lombardo, Cracolici, Lumia, Miccichè e dei centristi che ci staranno nel caso in cui, il 4 marzo, a vincere le primarie – com’è probabile – sia Rita Borsellino.
Ed è proprio questo che Angelino Alfano e Renato Schifani, leader del Pdl siciliano, rimproverano a Cascio: di aver tentato quest’operazione da solo, senza avvertire nessuno e, soprattutto, di essersela poi lasciata sfuggire di mano, consegnando, di fatto, un’arma in più a Lombardo, Cracolici e Lumia, che ormai giocano con disinvoltura nel tavolo del centrosinistra (con Ferrandelli) e nel tavolo del centrodestra (con Massimo Costa). Ed è ancora per questo che Alfano e Schifani stanno chiedendo a Cascio di fare subito chiarezza. Come? Costringendo lo stesso Cascio a candidarsi a sindaco di Palermo al posto di Costa. O facendo comunque ritirare la candidatura di Costa. Ammesso, ovviamente, che Massimo Costa sia ancora vicino a Cascio…

 


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