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"è il terzo natale di guerra!. Fa freddo. Nella maggioranza delle case, in città come in campagna, ci si scalda con le stufe. Carbone e legna si fanno sempre più rari. Ci eravamo trasferiti a temi. Mamma, quando poteva, mi faceva avere, da qualche paesano, un po' di pane e di uova. Per riscaldarci preparavo durante tutta l'estate delle palle di carta. Si metteva tutta la carta e la cartaccia in un mastello di legno con un po' d'acqua, poi si strizzava ben bene e se ne facevano delle palle. Bisognava lasciarle per un bel po' al sole perché diventassero dure, e poi d'inverno si bruciavano al posto della legna. Avevo scoperto che se ci mettevo dentro i noccioli delle pesche o delle prugne, un po' di aghi di pino o di polvere di carbone, le palle duravano di più, davano più calore e anche un po' di buon odore. Ci si doveva accontentare. La cenere della stufa, ancora calda, si metteva in un recipiente di rame per scaldare il letto e le mani. Faceva molto freddo. Forse sentivamo tanto freddo anche perché mangiavamo poco.

"è il terzo natale di guerra!. Fa freddo. Nella maggioranza delle case, in città come in campagna, ci si scalda con le stufe. Carbone e legna si fanno sempre più rari. Ci eravamo trasferiti a temi. Mamma, quando poteva, mi faceva avere, da qualche paesano, un po' di pane e di uova. Per riscaldarci preparavo durante tutta l'estate delle palle di carta. Si metteva tutta la carta e la cartaccia in un mastello di legno con un po' d'acqua, poi si strizzava ben bene e se ne facevano delle palle. Bisognava lasciarle per un bel po' al sole perché diventassero dure, e poi d'inverno si bruciavano al posto della legna. Avevo scoperto che se ci mettevo dentro i noccioli delle pesche o delle prugne, un po' di aghi di pino o di polvere di carbone, le palle duravano di più, davano più calore e anche un po' di buon odore. Ci si doveva accontentare. La cenere della stufa, ancora calda, si metteva in un recipiente di rame per scaldare il letto e le mani. Faceva molto freddo. Forse sentivamo tanto freddo anche perché mangiavamo poco.

"è il terzo natale di guerra!. Fa freddo. Nella maggioranza delle case, in città come in campagna, ci si scalda con le stufe. Carbone e legna si fanno sempre più rari. Ci eravamo trasferiti a temi. Mamma, quando poteva, mi faceva avere, da qualche paesano, un po' di pane e di uova. Per riscaldarci preparavo durante tutta l'estate delle palle di carta. Si metteva tutta la carta e la cartaccia in un mastello di legno con un po' d'acqua, poi si strizzava ben bene e se ne facevano delle palle. Bisognava lasciarle per un bel po' al sole perché diventassero dure, e poi d'inverno si bruciavano al posto della legna. Avevo scoperto che se ci mettevo dentro i noccioli delle pesche o delle prugne, un po' di aghi di pino o di polvere di carbone, le palle duravano di più, davano più calore e anche un po' di buon odore. Ci si doveva accontentare. La cenere della stufa, ancora calda, si metteva in un recipiente di rame per scaldare il letto e le mani. Faceva molto freddo. Forse sentivamo tanto freddo anche perché mangiavamo poco.

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