Don Gesualdo tra ricordo e poesia

E’ stato il Monastero dei Benedettini ad ospitare la presentazione di “Auguri don Gesualdo”, docufilm diretto dal maestro Franco Battiato, dedicato alla vita e le opere di Gesualdo Bufalino. Presentato lo scorso lunedì a studenti e curiosi, accorsi numerosi all’evento, come se si aspettassero che il cantautore siciliano raccontasse loro una storia. Non tutti conoscono l’opera di Bufalino, e Franco Battiato lo racconta con maestria e “affetto”, come egli stesso afferma, disegnando il ritratto dello scrittore e amico, attraverso un film-documentario realizzato in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali e dell’identità siciliana.

Il cantautore si presta al grande schermo per colmare una lacuna nella produzione documentaristica italiana che mai si era soffermata prima d’ora sulle poetiche dello scrittore comisano. Vero e proprio caso letterario, Gesualdo Bufalino giunge al successo tardivamente. Ha sessantuno anni quando, nel 1981, sollecitato e sostenuto dall’amico Leonardo Sciascia, pubblica quello che viene considerato il suo capolavoro, “Diceria dell’untore”, romanzo autobiografico che racconta la sua esperienza in un sanatorio palermitano.

Ottenuto nello stesso anno il premio Campiello, il decennio successivo sarà caratterizzato da una frenetica attività produttiva che spazia dalla poesia con “L’amaro miele”, alla narrativa con “Argo il cieco” e “Le menzogne della notte”, premio Strega nel 1984, alla saggistica con “La luce e il lutto”. Furono la guerra e la malattia ad allontanarlo dai libri e dalla scrittura, ma mai dal suo paese natio, se non per brevi evasioni, ed è per questo che attraverso le sue opere è possibile intravedere i paradigmi dell’identità siciliana.

Ma non è l’isola l’unico punto di contatto tra i due artisti. Il docente di letteratura italiana Antonio Di Grado introduce Battiato evidenziando la sintonia della sua opera con quella di Bufalino, e l’influenza che ebbero su queste la poesia e la musica francese. Ricorda che Bufalino mosse i primi passi in ambito letterario con delle traduzioni dal francese, in particolare si dedicò a “Les fleurs du Mal” di Baudelaire, e non è un caso-sottolinea il docente- che uno degli album più noti di Franco Battiato si intitoli “Fleur(s)” e contenga una trasposizione in musica proprio di una traduzione di Bufalino, nella canzone “Che cosa resta”.

Si inserisce qui un ricordo del cantautore: «Gesualdo mi chiamò perché voleva che di questa traduzione facessi una canzone. Ma c’erano troppe rime baciate, il suo lavoro era incredibile e non riuscii a capire come avesse fatto. Mi limitai ad accompagnare al pianoforte le sue parole», racconta.

All’incontro è intervenuto anche il critico cinematografico Sebastiano Gesù, parlando del complicato rapporto tra cinema e letteratura. Spiega che Pirandello, Verga e Sciascia prestarono al cinema le loro novelle, ma «senza che si sapesse in giro. Lo facevano per esigenza, e mantenevano con il cinema un rapporto di amore e odio» afferma. Presentando, infine, il documentario di Franco Battiato lo definisce «uno splendido connubio di musica e cinema».

La presentazione di “Auguri Don Gesualdo” dura poco più di mezz’ora. È solo un invito a partecipare, qualche ora dopo, alla proiezione del documenterio al cinema Odeon, a Catania.

A conclusione dell’incontro, nell’aula magna Santo Mazzarino, viene proiettato un promo di tre minuti. Sono testimonianze, ricordi e immagini cucite dall’amico, che aprono una finestra sul mondo e sulla poetica di Gesualdo Bufalino, lasciando in chi guarda quella curiosità che li condurrà poco dopo al cinema per gustare a pieno questa storia.


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