Disoccupata, con un tumore e un figlio disabile A Messina l’odissea burocratica di Melania

Separata da pochi mesi e affetta da un tumore, si vede negare, dal Comune di Messina, il trasporto gratuito del figlio 22enne, disabile, al centro di riabilitazione. È la storia di Melania Caratozzolo, una delle tante persone, in Italia, alle quali la crisi ha portato via anche solo la speranza di un vero Stato sociale.

La donna, 56enne, separata dal marito, risiedeva a Roma ma è tornata in riva allo Stretto, dopo che il figlio ha completato gli studi. All’inizio dell’anno, la scoperta di avere un carcinoma al seno che la obbliga, adesso, a terapie periodiche. Un inconveniente non da poco con l’aggravante di non potersi dedicare a tempo pieno, come una volta, a Cristiano. Suo figlio. I due vivono da soli e, da questo stato di necessità, nasce l’idea di rivolgersi al municipio per chiedere di beneficiare del servizio di trasporto gratuito al centro riabilitativo dove il ragazzo si sottopone a cure logopediche, fisioterapiche e psicologiche.

Da non trascurare che Cristiano, che nella capitale beneficiava dell’assistenza domiciliare sin da quando andava alle medie, sempre la scorsa estate si è visto ridurre dall’Inps l’invalidità dal 100 al 90 per cento. Fino ad allora percepiva un assegno di accompagnamento di 900 euro. Al momento, gli resta quello di inoccupazione, pari a 279 euro. I familiari hanno presentato un ricorso ma la burocrazia pare stia facendo slittare i tempi per l’ottenimento di un responso. Tanto più che la madre non lavora. Ad aiutarli è il padre che, al di là della separazione e della distanza fisica, rimane presente sotto ogni altro profilo.

Non altrettanto può dirsi del Comune peloritano. Non certo per mancanza di volontà, quanto di risorse. «Il quadro rappresentato è raccapricciante», racconta Melania Caratozzolo. Dopo essersi rivolta agli uffici per avere contezza delle pratiche necessarie, si ripresenta con la documentazione richiesta, sentendosi rispondere da una funzionaria che non va bene, «poiché bisogna precisare giorni e orari della terapia». Impossibile inoltrare la pratica senza questi requisiti. «Eppure – obietta la 56enne – è noto che spessissimo gli orari cambiano: sono le cooperative a raccordarsi con i centri».

Preso atto dell’imprescindibile condizione, la madre di Cristiano cambia obiettivo: «Supplico il centro – dice – di fornirmi cortesemente un piano dei giorni e degli orari da poter presentare in Comune e la dottoressa Bertuccio, del centro di riabilitazione, che nel frattempo vede e comprende la mia situazione fisica, mi aiuta a mettere insieme la documentazione necessaria, facendosi in quattro per consegnarmi tutto in modo dettagliato». A causa di un malessere, la donna, tuttavia, non riesce a portare agli uffici competenti la documentazione. La domanda è stata recapitata solo ieri, grazie a un’amica, presentatasi con il ragazzo, la cui presenza è essenziale per la sottoscrizione dei moduli. Tanta fatica per nulla, però, poiché i dipendenti municipali comunicano che «non c’è alcuna possibilità per adesso di usufruire del trasporto». Pare che i 140 posti disponibili siano tutti occupati e che non ci siano risorse per finanziare i 15 rimasti in lista d’attesa. Graduatoria degli esclusi in cui il ragazzo è al quindicesimo posto. 

«Ho sempre provveduto io a mi figlio – afferma la 56enne con amarezza – ho provveduto ad accompagnarlo, a prenderlo sia alle terapie, che a scuola, che alle attività. Il cancro mi è stato diagnosticato all’inizio dell’anno, quindi era impossibile per me pensare prima a farlo rientrare in una graduatoria». A prendere a cuore la situazione di Melania Caratozzolo e di Cristiano è il gruppo cittadino 29 Dicembre. La presidente, Patrizia Midiri, intende portare la vicenda all’attenzione dell’opinione pubblica: «È precipuo dovere di ciascuno di noi dar voce alle istanze di chi si ritrovi al cospetto di un muro di gomma allorquando necessita di un servizio pubblico essenziale e questo non gli viene riservato nonostante sia suo diritto», afferma Midiri.


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