Daria Biancardi, dai cori gospel al successo in tv La cantante rivelazione che sognava l’Unicef 

«Non ho mai studiato canto. È una mia mancanza e ammetto di sentirmi in colpa rispetto a molti miei colleghi». Daria Biancardi da piccola sognava di diventare ambasciatrice Unicef, testimonial nel mondo dei diritti dei bambini. La passione per la musica nasce dal Gospel e scopre la sua vocalità con la vecchia guardia del Gospel palermitano. «Ho iniziato a cantare con i Palermo Spiritual Ensamble» racconta a MeridioNews. Da autodidatta, impara a conoscere le sue potenzialità per strada e sui palchi, raggiungendo anche quello dell’Apollo Theatre, uno dei più famosi club di New York City. Nella grande mela ha vissuto per sei anni, ma aveva già l’idea di scrivere e cantare in inglese. 

«In America – dice – è rimasto un po’ del mio cuore. Trovo che l’inglese sia la lingua con la quale mi esprimo meglio, anche per la mia vocalità». E poi, anche da The Voice of Italy «sono usciti molti singoli in inglese: ormai non esiste più l’idea di dover cantare in italiano perchè si è in Italia». «L’idea di tornare Oltreoceano, infatti, c’è sempre». Nel Belpaese la cantante rivelazione è tornata spinta da motivi personali, come l’attesa della sua bambina, momento che 13 anni fa le è stato di ispirazione per Till The End, una delle tracce dell’album Daria. Uscito lo scorso aprile, è un prodotto indipendente. 

«Non avere alle spalle una casa discografica rende tutto più complesso spiega -. Infatti, adesso stiamo vagliando diverse possibilità. Io e i ragazzi che mi accompagnano da anni abbiamo visto concretizzarsi i nostri sforzi e i nostri sogni in un’autoproduzione – racconta Daria -. L’esperienza è stata meravigliosa. Molte delle canzoni sono vecchie, risalenti a diversi periodi e legate tra loro dal filo conduttore dell’amore, un amore universale e altruistico». Ex crocerossina e volontaria, da piccola sognava di diventare ricca per far costruire orfanotrofi o di diventare ambasciatrice Unicef. 

Al momento è reduce dalla fortunata parentesi televisiva di The Voice of Italy. «Tornerei immediatamente in tv, è stata un’esperienza formativa completa e consiglio ai giovani e giovanissimi di lanciarsi. Non esistono più i talent scout, è attraverso il talent show che si sviluppa il mercato discografico: non è una scorciatoia, è un modo per essere notati. A me chiedono ancora se tornerò a TVoI – sorride –: è la dimostrazione che la gente ha bisogno di vederti in tv per darti un ruolo. Ho portato avanti il nome della Sicilia, fucina di talenti». 

Di fresco rientro in Sicilia, Daria trova ci siano delle differenze sostanziali tra Palermo e Catania. Almeno dal punto di vista di un’artista giramondo come lei. «Catania è una piazza più esperta di Palermo come tutta l’area orientale. Ci sono dei festival jazz e appuntamenti musicali. Hanno uno spirito diverso rispetto alla parte occidentale dell’isola. Palermo, invece, è atipica – dice -, si vedono concerti meravigliosi con un’affluenza minima e poi concerti di band locali con affluenza mostruosa. Il guaio è che a Palermo non si vivono gli eventi come nelle altre città, Catania compresa, dove gli appuntamenti culturali sono la linfa vitale dei cittadini». 

Per Biancardi Palermo è «più facile da vivere per chi c’è nato e cresciuto. Riusciamo ad accettarne i difetti come una mamma accetta quelli del proprio figlio». Ma la responsabilità non è solo delle istituzioni. Al contrario. «Il funzionamento delle cose dipende da ognuno di noi – dice -. Sappiamo che c’è chi si frega i soldi provenienti dalle infinite sovvenzioni. Non voglio sollevare polemiche, le trovo sterili, ma Palermo non ha un suo evento di richiamo. Potremmo vivere esclusivamente di arte e cultura ma se dicono che non ci sono i soldi…» lascia la frase in sospeso e conclude: «Non faccio politica. Però sto a guardare e quello che vedo non mi piace, come non piace a nessuno».

Il programma di Daria Biancardi per l’imminente futuro prevede il tour di promozione dell’album appena uscito e la possibilità di tornare a vivere all’estero. Anche se solo per un po’. «Spero si confermino delle attività in Belgio e Germania che sono attualmente in fase di incubazione». 


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