Foto dello spettacolo

Dalla legge sullo stupro ai femminicidi: 30 anni di storia, violenza e tabù a teatro

Lo stupro come reato contro la persona e non contro la morale. Sembra un’ovvietà, ma lo è solo da trent’anni. Dalla legge del 1996, il cui dibattito è ancora attuale, in una proposta di modifica che ruota intorno alla parola consenso – inserita, poi rimossa – e all’adeguamento alle normative europee. Un tema ancora attuale, insomma. Al centro anche dello spettacolo teatrale FEMMINE: genere femminile, numero plurale, di e con Rosaria Bonfiglio, andato in scena a Custonaci, nel Trapanese. Una carrellata sulla condizione femminile e i diritti violati delle donne: da Franca Viola, prima donna a denunciare il suo stupratore, a Sara Campanella, Ilaria Sula e Giulia Cecchettin. «Un viaggio attraverso il ruolo della donna nella società, nei diritti negati e poi acquisiti – commenta Bonfiglio a MeridioNews, sull’attualità del tema -. Per arrivare alla società odierna piena di contraddizioni, in cui quei diritti conquistati continuano ad essere deturpati».

Il racconto di «una società senza educazione affettiva»

Un momento dello spettacolo FEMMINE di Rosaria Bonfiglio

La pièce teatrale si divide in due parti. La prima dedicata al matrimonio riparatore e ai femminicidi d’onore delle famiglie mafiose. Due fenomeni anch’essi più recenti di quanto si vorrebbe: resi illegali solo con una legge del 1981, appena 45 anni fa. La seconda parte si concentra sul nuovo millennio e le conseguenze dei no delle donne agli uomini. Sul palco, attraverso i personaggi di Viola, Lia, Eva ed Elena, nello spettacolo FEMMINE l’attrice Rosaria Bonfiglio dà voce a donne vittime di una società contemporanea «in cui l’educazione affettiva è deficitaria o addirittura assente». Un «grido feroce» per quelle donne che non ci sono più e contro quegli uomini che hanno tolto loro la vita. «In una società malata da cui, però – spiega Bonfiglio -, viene fuori una flebile luce di speranza».

Le formule del teatro attivo e teatro forum

Un mascolinità sana da costruire (o una tossica da decostruire): «Uomini, papà, compagni di scuola, ex fidanzati capaci di instaurare un rapporto di amicizia vero con le donne – racconta l’autrice -. Uomini in grado di amare senza avere niente in cambio». Storie raccontate anche con il corpo. Con la performance della ballerina Flavia Di Sant’Andrea, sulle coreografie di Cristina Lucido e la voce fuori campo del noto poeta custonacese Giuseppe Morfino Piccione. Ma anche un’esperienza di teatro attivo, con azioni sceniche che portano lo stesso spettatore a vivere una esperienza qui e ora. Il tutto in una pièce che, da novembre, è in tournée nazionale dove c’è più bisogno di sensibilizzare: le scuole primarie, secondarie e superiori. Dove ragazze e ragazzi possono anche confrontarsi nel teatro forum previsto al termine dello spettacolo, in dibattito con l’attrice.

Un lungo percorso

«Nelle scuole ci sono sempre curiosità e coinvolgimento, con tante domande – racconta Bonfiglio -. Per questo sono contenta che adesso si apra anche a un pubblico adulto, con la collaborazione del Comune di Custonaci». «Un modo per riflettere, parlare e confrontarci, anche attraverso l’arte e la cultura – dichiara Fabrizio Fonte, sindaco di Custonaci -. In un percorso che guarda all’8 marzo, ma che non può limitarsi a quella data o alla giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre». Un percorso lungo almeno quanto la storia portata in scena. Che è anche «un viaggio attraverso i tabù e le credenze dell’epoca, con alcune note ironiche che strappano anche qualche risata», promette Bonfiglio.


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