Dalla Sicilia nuova ondata emigratoria verso la Germania

AI TEDESCHI LE COSE VANNO BENE, VISTO CHE, DAL 2007, REGISTRANO 2 MILIONI DI POSTI DI LAVORO IN PIU’. IN ITALIA, INVECE, CRESCE LA POVERTA, PASSATA DAL 3,9% DEL 2006 AL 6% DI OGGI

di Lorenzo Ambrosetti

L’Italia è in recessione. Lo dicono tutti gli indici economici che segnalano una situazione di crisi che oggi davvero è insostenibile.

Dal Forum di Cernobbio emerge che c’è stato un calo dei consumi del 4,3%. Segno inequivocabile che gli Italiani stanno piuttosto male, hanno meno soldi da spendere e, soprattutto, per un popolo che ha sempre avuto una forte propensione al risparmio, da mettere da parte per i momenti difficili.

La Confcommercio stima che nel 2014 ci sarà un ulteriore calo dei consumi del 2,4%.

Sembra quindi che non si possa più uscire dalla crisi, complice anche un Governo che è frutto di una maggioranza, quella delle larghe intese, che non si può dire sia proprio all’altezza della situazione. Anzi.

L’aumento dell’Iva al 22% peggiorerà di molto la situazione, perché alzerà i prezzi dei beni di largo consumo, prima fra tutti la benzina, ma anche, comunque, tutti i generi di prima necessità.

I commercianti hanno detto che non alzeranno sensibilmente i prezzi, cioè che sopporteranno pazientemente l’aumento dell’Iva e non la faranno ricadere sui consumatori.

Ma c’è proprio da aspettarsi che così non sia. Risultato: i consumi scenderanno ancora di molto con una sensibile diminuzione della domanda interna.

Dal Forum di Cernobbio emerge anche che in Italia le persone totalmente indigenti sono diventate 4 milioni. Ne sa qualche cosa la Caritas che ogni giorno distribuisce pasti e generi di prima necessità anche a una parte ormai crescente delle famiglie che sino a qualche anno fa rappresentavano il ceto medio di questo Paese.

E’ di un mese fa la trasmissione ‘Presa diretta’, che ha registrato come Torino, prima capitale del Nord ricca e operosa, sia diventata la città forse più povera dell’Italia settentrionale.

Anche lì, la Fiat ha deciso di disinvestire per spostare i propri capitali e le sue aziende nei Paesi dell’Est europeo, dove la manodopera costa evidentemente molto meno che in Italia, lasciando dietro di sé una scia di povertà e di indigenza che costituiscono una delle più grandi vergogne del nostro Paese.

D’altronde, come addossare tutta la responsabilità alla Fiat? La mancanza di una politica industriale seria in Italia è uno degli sconfortanti dati di fatto che accompagnano la nostra storia passata e recente.

Per rendersi conto di come la situazione sia ormai completamente precipitata basta guardare ancora una volta i dati Istat. Nel 2006 i poveri erano il 3,9%; oggi sono saliti al 6% dell’intera popolazione italiana.

Il rapporto tra popolazione e occupati è del 37,9%. In Germania è del 46,3%; in Francia, del 41,9%.

Sembra proprio che la Germania sia l’unica Nazione che oggi sta veramente bene; prova ne sia che molti italiani la scelgono come meta della nuova emigrazione, che dalla Sicilia parte anche con i pulmann della ‘Cuffaro’, economici e che danno la possibilità di portare quanti più bagagli possibile.

Proprio la Germania, dal 2007, ha 2 milioni di posti di lavoro in più.

La situazione è dunque precipitata, almeno in Italia e comunque in tutti i Paesi del Sud Europa; vedi Portogallo, Spagna e Grecia.

Le politiche del rigore imposte dalla Merkel hanno lacerato dal punto di vista sociale tutti questi Paesi.

Il rischio è quello, se non ci sarà un’inversione di tendenza con l’avvio di politiche espansive e della crescita, che si acuiscano le tensioni sociali, con il sorgere di partiti autoritari che possono in misura elevata minacciare la democrazia di questi Paesi.


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