Crescita economica, la Sicilia rallenta ancora: ultime posizioni nelle previsioni 2026

«La Sicilia in questi anni è cresciuta», ha detto soltanto qualche giorno fa il presidente della Regione Renato Schifani, durante il tradizionale messaggio di auguri di fine anno. E lo farà anche nel 2026 ma, secondo le previsioni, meno di altre 17 regioni italiane. Il dato emerge da una elaborazione della Cgia di Mestre sui numeri Prometeia. Secondo le attese a fare da traino per il Paese sarà l’Emilia Romagna con uno più 0,86 per cento. Prendendo di fatto il posto del Veneto che, nel 2025, ha registrato il segno più per lo 0,66 per cento. Al centro dello studio c’è il prodotto interno lordo nazionale in termini nominali, cioè il valore complessivo di tutti i beni e servizi finali prodotti in 12 mesi, misurato ai prezzi correnti, cioè senza correggere l’effetto dell’inflazione.

Si prevede che nel 2026 il Pil nazionale in termini nominali superi i 2.300 miliardi di euro, con un incremento di 66 miliardi, pari al +2,9 per cento, rispetto al 2025. In termini reali, invece, la crescita rispetto all’anno precedente, considerando quindi l’inflazione, dovrebbe attestarsi allo 0,7 per cento. A incidere in maniera determinante, secondo lo studio, sarà la scadenza per l’utilizzo delle risorse del Pnrr, prevista per la prossima estate. «Al di là di questa particolare circostanza, il nostro Paese, analogamente a Francia e Germania, continua a manifestare difficoltà nel consolidare una crescita strutturale, prospettando così un ulteriore anno di stagnazione economica», si legge nello studio.

I dati per regione e la Sicilia

Nel quadro delle previsioni di crescita regionale, la Sicilia si colloca nelle ultime posizioni della graduatoria nazionale. L’isola è ferma a una crescita stimata del +0,28 per cento, un valore che evidenzia una dinamica economica decisamente più debole rispetto alle regioni del Centro-Nord. Peggio fanno soltanto Basilicata (+0,25 per cento) e Calabria, che chiude la graduatoria nazionale con il +0,24 per cento. Un divario che continua ad allargarsi e che pone interrogativi strutturali sulla capacità dell’Isola di agganciare la ripresa, in un contesto nazionale che viaggia a velocità diverse.

La performance dell’Emilia-Romagna, destinata a guidare la crescita nel 2026, è invece legata alla tenuta della metalmeccanica, dell’automotive e delle biotecnologie, oltre che «a un mercato del lavoro solido, a investimenti pubblici mirati e a strategie efficaci per l’innovazione e l’export». Elementi che, al contrario, risultano ancora fragili o discontinui in Sicilia, dove il rallentamento dello sviluppo continua a riflettersi su occupazione, produttività e capacità di attrarre investimenti, rendendo sempre più urgente un cambio di passo nelle politiche economiche regionali.

In Sicilia crescita economica con andamento negativo anche a livello provinciale

Nel quadro dell’andamento e delle previsioni del Pil provinciale, la Sicilia emerge in modo netto come fanalino di coda nazionale, con tutte le province collocate nella parte bassa della classifica. Quattro addirittura sono collocate nelle ultime posizioni. Secondo le stime, tra le 107 province monitorate, le performance migliori si concentrano ancora una volta nel Centro-Nord, con al vertice Varese, Bologna e Reggio Emilia. Le realtà siciliane occupano stabilmente le ultime posizioni, segnalando una crescita debole e disomogenea. Palermo (+0,44 per cento) e Catania (+0,36 per cento) restano lontane dalla media nazionale. Il capoluogo siciliano è quello messo meglio con una comunque poco edificante 80esima posizione. Alle pendici dell’Etna, invece, la graduatoria indica la posizione 89.

Ancora peggio fanno Messina (+0,26 per cento), Trapani (+0,23 per cento) e Siracusa (+0,18 per cento), mentre Agrigento e Caltanissetta si fermano entrambe a +0,15 per cento, con quart’ultimo e terz’ultimo posto. Ancora più critico il dato di Enna (-0,02 per cento) e Ragusa (-0,05 per cento), uniche province italiane con una variazione negativa del Pil rispetto al 2025.


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