Foto d'archivio

Il fenomeno delle corse clandestine nel Ragusano: «Tradita pure la nostra tradizione secolare dei cavalli»

Domenica mattina all’alba, ore 5.30. La circonvallazione di Acate, in provincia di Ragusa, si trasforma per l’ennesima volta in pista clandestina. Davanti, scooter e moto ad alta velocità, a mo’ di staffetta per segnalare eventuali controlli. Dietro, cavalli lanciati in una corsa estenuante, trainando calessi improvvisati e guidati da fantini improvvisati. A bordo strada, decine di spettatori – molti dei quali minorenni – che applaudono, urlano e riprendono la scena con i cellulari. Pochi minuti dopo, le immagini rimbalzano sui social network, trasformando l’illecito in contenuto virale. Tutto questo a poche centinaia di metri dalla caserma dei carabinieri.

Un fenomeno che dilaga

Le corse clandestine non sono una novità in Sicilia: da Catania a Palermo, passando per le campagne del Ragusano, le strade diventano spesso autodromi illegali. Solo tra il 2018 e il 2023, secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, le forze dell’ordine hanno sequestrato oltre 200 cavalli impiegati in competizioni abusive tra Sicilia e Campania. Non si tratta dunque di un episodio isolato, ma dell’ennesima conferma di un fenomeno che sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti. Dietro le corse clandestine, c’è un mondo opaco e organizzato: stalle abusive dove gli animali vivono in condizioni di degrado, cavalli dopati per garantire prestazioni fuori dal comune, scommesse illegali che muovono somme ingenti e attirano interessi criminali. L’organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), ha lanciato un nuovo allarme: in una lettera inviata al prefetto di Ragusa si parla di «forte preoccupazione» e si chiede l’istituzione di tavoli interforze, controlli mirati e risposte istituzionali efficaci. Fino a oggi, però, le denunce si sono tradotte in interventi sporadici, incapaci di fermare corse che si svolgono ormai in pieno giorno, con sfacciataggine crescente.

La memoria del Palio e il disappunto del sindaco

Il sindaco di Acate Gianfranco Fidone non nasconde la sua amarezza. «Acate custodisce una tradizione secolare legata ai cavalli, ma proprio a causa delle infiltrazioni criminali e delle violazioni sanitarie abbiamo perso da anni il nostro Palio di San Vincenzo», ricorda. L’ultima edizione ufficiale del palio, sospesa nel 2009, fu macchiata da indagini che portarono alla luce la presenza di fantini con precedenti penali, legati a circuiti criminali, e irregolarità igienico-sanitarie che segnarono la fine di quella che era una festa popolare. «Oggi stiamo lavorando per restituire legalità a questo pezzo di storia, ma episodi come quello di domenica rappresentano una ferita aperta. Se non si riuscirà a fermare le corse clandestine, sarà impossibile ripristinare il nostro Palio», denuncia Fidone.

Giovani attratti dal mito della sfida

Se un tempo erano i pregiudicati a gestire le corse, oggi il fenomeno mostra un’evoluzione ancora più inquietante: nelle immagini che circolano online compaiono ragazzi giovanissimi, sia come fantini sia come supporter. Una generazione che rischia di crescere inquinata da un mito fatto di adrenalina, sfida e denaro facile. Una subcultura pericolosa, che mescola la fascinazione per l’illegalità con la spettacolarizzazione dei social. Un cocktail capace di radicarsi nel tessuto sociale e di lasciare cicatrici profonde: sul piano della legalità, dell’ordine pubblico e, non da ultimo, del benessere animale.

Il paradosso della legalità tradita

Le corse clandestine di Acate non sono solo una violazione delle regole: rappresentano la sconfitta di un territorio che pur cercando di risollevarsi, continua a essere terreno fertile per la criminalità organizzata. Ogni cavallo dopato, ogni calesse improvvisato, ogni euro scommesso racconta di un tessuto sociale vulnerabile, esposto al rischio che l’illegalità diventi normalità. Una normalità fatta di sfruttamento, violenza sugli animali e fascinazione per il crimine. Una normalità che, se non interrotta, rischia di condannare un’intera generazione.


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