«Anche questo è un modo per rendere più concreto il diritto allo studio». È così che Francesco Pezzillo, rappresentante degli studenti in consiglio di amministrazione, presenta a MeridioNews il congedo mestruale appena introdotto all’Università di Catania. Tra i primi atenei in Italia e il primo in Sicilia ad adottare una misura simile. L’accademia di Belle […]
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UniCt pioniera nel congedo mestruale: «Tutela il diritto allo studio di centinaia di ragazze»
«Anche questo è un modo per rendere più concreto il diritto allo studio». È così che Francesco Pezzillo, rappresentante degli studenti in consiglio di amministrazione, presenta a MeridioNews il congedo mestruale appena introdotto all’Università di Catania. Tra i primi atenei in Italia e il primo in Sicilia ad adottare una misura simile. L’accademia di Belle Arti del capoluogo etneo lo aveva già fatto poco più di tre anni fa. In Italia non esiste una legge nazionale, ma a ottobre dell’anno scorso una proposta è stata depositata alla Camera dei deputati.
L’Università di Catania pioniera per il congedo mestruale
Una modifica al regolamento, approvata all’unanimità sia dal senato accademico che dal consiglio di amministrazione, ha reso UniCt pioniera nel congedo mestruale per le studentesse. «Lo chiamiamo così per semplicità di sintesi, ma – ci tiene a precisare Pezzillo – è molto di più». È, infatti, il riconoscimento della dismenorrea severa e delle patologie mestruali invalidanti come condizione che consente l’accesso allo status di studente in situazione di difficoltà. «Per accedere a questa misura – chiarisce il rappresentante degli studenti al nostro giornale – servirà un certificato medico specialistico con validità annuale. E abbiamo anche approvato un regolamento con delle precise linee guida. Nessun privilegio, nessuna scorciatoia, come abbiamo già sentito vociferare – aggiunge – ma una tutela ulteriore per il diritto allo studio».
«Non è una battaglia ideologica»
In concreto, le studentesse dell’Università di Catania che avranno accesso al congedo mestruale, potranno beneficiare della riduzione dell’obbligo di frequenza, dell’accesso agli appelli straordinari e di un supporto didattico specifico. «Non è una battaglia ideologica – sottolinea Pezzillo – ma una garanzia per chi ha una patologia che incide, anche periodicamente, sul regolare svolgimento delle normali attività quotidiane». Una condizione che il rappresentante degli studenti ha conosciuto attraverso le esperienze condivise da amiche e colleghe. Così dai racconti privati si è arrivati a un diritto pubblico tramite anche le sollecitazioni da parte dei movimenti studenteschi We Love Unict e Sos Unict. «Adesso, le studentesse che soffrono di queste patologie non dovranno più scegliere tra la propria salute e l’iter universitario. E il riconoscimento di questo diritto è già una grande soddisfazione».
Il vuoto normativo
Un diritto per cui, però, a livello nazionale c’è ancora un vuoto normativo strutturale. Alla fine di ottobre del 2025 c’è stato un primo tentativo di colmarlo. Con primo firmatario il deputato del Partito democratico Marco Furfaro, è stato presentato alla Camera dei deputati un disegno di legge per introdurre il congedo mestruale sia nel mondo dell’istruzione che in quello del lavoro. Una proposta di legge che prevede, infatti, anche uno stanziamento di 10 milioni di euro l’anno. Questo perché alle lavoratrici con patologia certificata verrebbero garantiti tre giorni di astensione al mese retribuiti al cento per cento.
Un modello replicabile
«Anche all’Università di Catania – dice Pezzillo – intanto sarebbe bello se si trovasse un modo per estendere il congedo mestruale anche alle lavoratrici». Al momento, riguarda solo le studentesse. Un censimento non è stato fatto e i primi dati reali si avranno sulla base del numero di richieste che arriveranno. «Posso dire con certezza di avere contezza di almeno un centinaio di studentesse di UniCt che chiederanno di accedere alla misura del congedo mestruale – anticipa – ma potrei spingermi dicendo che saranno anche un migliaio. Ed è per questo che – conclude il rappresentante degli studenti – spero che il nostro modello di regolamento possa essere replicato anche da altri atenei siciliani e italiani».