Tutto esaurito per il ritorno della compagnia RediCuore: Patrizia Gula firma la regia di Non ti riconosco più di De Benedetti

di Michela Italia
Il Teatro Città della Notte di Villasmundo ha ospitato domenica la Compagnia RediCuore con un’originale rappresentazione dell’opera Non ti riconosco più, per la regia di Patrizia Gula. L’incomunicabilità, il cambiamento dei ruoli familiari, le aspettative sociali e la complessità delle relazioni sono spesso messe a dura prova. In un’Italia cattolica in cui il divorzio era ancora un tabù (siamo negli anni ’30), le riflessioni sulla famiglia e le sue fragilità, che emergono dall’opera di De Benedetti, assumevano le sembianze della blasfemia, sfidando le convenzioni sociali e aprendo un dibattito che, ancora oggi, non sembra trovare una soluzione politicamente condivisa. 

Aldo De Benedetti è uno dei principali esponenti della drammaturgia italiana del Novecento, famoso per il suo contributo al movimento dei telefoni bianchi, una corrente teatrale e cinematografica che raccontava i vizi e le virtù di una certa borghesia scanzonata e del suo stile di vita, ma che, al contempo, celava sotto una superficie patinata profondi problemi sociali e conflitti interiori. La regia di Patrizia Gula riesce a dare nuova linfa a un testo classico, rendendo le emozioni palpabili in un contesto contemporaneo che suona familiare al pubblico di oggi. Il suo rispetto filologico del testo teatrale viene sacrificato, a ragione, per allontanare la polvere di un tempo che ormai non ci appartiene. Un elemento distintivo dello spettacolo è l’inserimento di musiche tratte dal celebre musical Chicago, che arricchiscono la narrazione e rendono l’atmosfera frizzante e godibile. Le brevi coreografie che accompagnano questi brani, eseguite con energia e simpatia dagli attori, aggiungono un ritmo vivace alla rappresentazione, dimostrando l’abilità della Compagnia nel mescolare generi diversi.

Stefania Arena, mattatrice e padrona della scena, veste i panni di Luisa, una moglie che reagisce con astuzia ai problemi di coppia senza troppi spargimenti di sangue. Con invidiabile disinvoltura, mostra quanto si possa fingere tra le mura domestiche. Il marito Paolo, più confuso che persuaso, è interpretato da Santi Castrovinci, calato nel ruolo del marito ora geloso, ora svanito, ora distratto, ora fedifrago. Rivelazione al suo esordio in un ruolo da coprotagonista è Saverio De Luca, nello ruolo dello psichiatra, che per amore della scienza, o del gentil sesso, sposa la causa della povera smemorata. Riuscire a camminare sul filo tracciato da De Benedetti, che conserva un certo scetticismo per l’impazzare della psicoanalisi nei primi anni del Novecento, è una sfida ben affrontata. Marilena Russo e Cinzia Scaduto interpretano le cugine di Luisa, a metà strada tra due zitelle mai sazie e sex bomb attempate, aggiungendo pepe alla scena nel pieno rispetto dei tempi teatrali. Titti Puzzo, nei panni della cuoca, ha un ruolo più contenuto rispetto a quelli a cui ormai siamo abituati a vederla, ma detta bene i tempi sul palco e dietro le quinte.

Bella e brava la stagista Sveva Gula: buon sangue non mente. Bene anche Francesco BellistriSalvo RandazzoPiera Di Benedetto e Antonio De Riggi. Luci e audio sono stati affidati al bravo Maurizio Cianchino e al suo staff. Nella speranza, mai sopita, di tornare a vedere Patrizia sul palco, non solo come regista, la ringraziamo per questo meraviglioso regalo. In omaggio ai problemi di stomaco di Paolo cedo all’insana tentazione di lasciarvi con una citazione del caustico e geniale Groucho Marx: «La cosa brutta dell’amore è che molti lo confondono con la gastrite e, una volta guariti dalla malattia, si ritrovano sposati».


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