Catania, stipendio Cosentino e 15 milioni di perdita Pulvirenti firma il bilancio. Iscrizione non è a rischio

È di 15 milioni di euro la perdita messa a bilancio dal Calcio Catania per la stagione 2014/15. Il record negativo, dopo anni di attivo e l’ultimo in pareggio, racconta i risultati ottenuti dal club sotto la gestione dell’amministratore delegato Pablo Cosentino. Al quale la società riconosce uno stipendio milionario. Lunga e travagliata l’approvazione del documento, firmato anche dall’ex presidente Antonino Pulvirenti, in cui si fissa l’obiettivo di un pronto ritorno in serie B.

Il bilancio fa luce, numeri alla mano, sulla gestione di Cosentino. Segnata dagli investimenti profusi per il progetto dell’immediato ritorno in serie A, trasformatosi sin da subito nel pericolo di retrocessione in Lega Pro. Pericolo richiamato poi, dal patron Pulvirenti, per giustificare il tentativo di comprare cinque partite dello scorso torneo: a 100mila euro l’una. Mentre il passivo è stato usato dal club come motivazione per licenziare dieci dipendenti e ottenere un risparmio di circa 200mila euro. Cifra di molto inferiore agli 1.744.482 di euro che la società rileva come compenso di Cosentino per il ruolo di amministratore delegato svolto prima delle sue dimissioni seguenti lo scandalo.

La prima assemblea chiamata a approvare i conti viene convocata a settembre, sotto la responsabilità di Carmelo Milazzo. L’allora amministratore unico – chiamato al vertice dopo le dimissioni di Pulvirenti e del cda, in seguito allo scandalo Treni del gol – ha la responsabilità di firmare, ma rinvia tutto di 180 giorni. Il suo incarico scade però un mese dopo, il 2 ottobre. Al suo posto viene nominato il palermitano Niccolò Micena che il 30 novembre approva il bilancio, firmato da un segretario d’eccezione: il patron Pulvirenti. L’ex presidente, senza più alcuna carica all’interno del club, partecipa all’assemblea in qualità di amministratore unico Finaria. L’incartamento, così approvato, viene pubblicato cinque mesi dopo. 

Del collegio dei sindaci che approvano il bilancio del Catania fa parte anche l’avvocato Vincenzo Patti. Stessa responsabilità che il legale ha ricoperto per Wind Jet. Proprio per questo a gennaio viene indagato – e sottoposto a divieto di esercitare la professione – nell’operazione Icaroche porta all’arresto per bancarotta fraudolenta dei vertici della compagnia aerea: Pulvirenti e l’amministratore delegato Stefano Rantuccio. La finanza contesta anche a Patti di avere omesso di esercitare sui bilanci alterati il doveroso controllo di legalità, di buona amministrazione, di correttezza. E di avere concorso con gli altri amministratori nell’occultamento delle perdite.

«Nonostante la campagna acquisti – scrive Micena – la squadra ha avuto un rendimento inferiore alle aspettative», classificandosi 15esima. A sette giorni dalla scadenza per l’approvazione del bilancio scoppia lo scandalo Treni del gol. «Vicissitudini societarie» che portano la squadra in Lega Pro con nove punti di penalità e la multa di 150mila euro. Nella relazione che spiega il bilancio approvato, Micena motiva anche il passivo di 15 milioni di euro. Che sarebbe stato ancora più rosso senza i 12.5 milioni di contributi versati dalla serie A come paracadute dopo la retrocessione. E i sette milioni pagati dalla Rai per la vendita dell’archivio delle partite dei rossazzurri. Ma le perdite – grazie alla garanzia del valore di Torre del Grifo, sul quale però pende un mutuo di 23 milioni – non mettono a rischio l’iscrizione. 

Il nuovo corso, Davide Franco al posto di Antonino Pulvirenti, dovrà comunque trovare come coprire gli undici milioni di debiti rimasti scoperti. Finora il club è stato impegnato nel «riorganizzare la squadra per la disputa del nuovo campionato», si legge nella relazione. Ma l’attuale stagione registra già inevitabili delusioni rispetto alle aspettative. «Per il prossimo futuro ci auspichiamo che la squadra possa ambire sin da subito alla promozione nel campionato di serie B», scrive Micena il 30 ottobre. Il Catania invece si trova oggi quintultimo, lotta per la salvezza che scongiuri la serie D senza passare dai play-out. I ricavi del botteghino non coprono i costi di noleggio dello stadio. La società resta in vendita ma nessun investitore pare abbia finora soddisfatto le credenziali economiche e morali richieste da Pulvirenti, tutt’ora ai domiciliari.


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