Caso Crisafulli, in un video il momento dell’incidente «Nessun impatto se automobilista si fosse fermata»

Un video di pochi minuti, estrapolato da una telecamera di sorveglianza fissata nel parcheggio di una clinica privata. In lontananza, mentre nel campo visivo rientra anche l’incrocio tra via De Logu e via del Bosco, avviene l’impatto tra una Smart Fortwo e uno scooter Honda Sh. Le immagini non sono chiarissime ma si vede il mezzo a quattro ruote mentre supera l’incrocio, senza fermarsi allo stop, e viene colpito nella parte posteriore della fiancata sinistra. Inutile il tentativo di frenata di Domenico Crisafulli, che quella notte del 6 marzo 2017 perde la vita sul colpo. A distanza di mesi MeridioNews mostra quel filmato, acquisito agli atti dell’inchiesta sulla morte del centauro. Sul caso la procura di Catania ha chiesto, dopo una controversa perizia tecnica sul sinistro, che il caso venga archiviato. Sul fronte opposto c’è la famiglia della vittima.

Pietro Crisafulli da sette giorni staziona davanti il tribunale di Catania, insieme alla moglie Anna e ai figli. Giorno e notte in piazza Giovanni Verga, con uno striscione appeso a ridosso di corso Italia: «Lei ha ucciso Mimmo. L’attesa di giustizia sta uccidendo i suoi familiari», accanto al testo alcune foto della vittima 25enne. La scelta di Pietro sembra avere portato a un primo risultato. Nella mattinata di domani è previsto un incontro con il procuratore capo Carmelo Zuccaro e il magistrato Andrea Ursino. «Ci saranno anche gli avvocati», racconta il familiare. Per questo caso ha scelto di farsi assistere da un difensore proveniente da un foro diverso da quello etneo. «Non ho avuto nessun dubbio – continua -. Ci vuole una persona avulsa dalle dinamiche catanesi». Accanto a lui ci sarà Giuseppe Incardona, dell’Associazione nazionale familiari vittime della strada.

La settimana successiva è invece fissata l’udienza davanti il giudice per le indagini preliminari Carlo Umberto Cannella. Chiamato a valutare la richiesta della procura e l’opposizione della famiglia Crisafulli. L’unica strada per Pietro è quella di «un processo con l’accusa di omicidio stradale». Uno dei punti più controversi del caso è proprio la perizia della procura, firmata dall’ingegnere Massimo Maiolino. Atto sui cui poggerebbe le sue fondamenta la conseguente richiesta di archiviazione. Secondo l’esperto chi guidava la Smart quella sera aveva «la visuale parzialmente ostruita da un cono d’ombra», riferendosi a un mezzo parcheggiato lungo via del Bosco, strada a senso unico che stava percorrendo Crisafulli a bordo del suo scooter. 

La macchina che, stando alla perizia, «impegnava l’incrocio a bassissima velocità. Quando si trovava al centro impattava con il ciclomotore che procedeva a una velocità di gran lunga superiore oltre il limite consentito». Secondo il perito della famiglia Crisafulli quel documento sarebbe viziato da numerosi errori. Presunte incongruenze legate a «gravissimi errori di interpretazione normativa». Il tutto riassunto in una considerazione che per i parenti della vittima non lascerebbe spazio a interpretazioni: «Se l’automobilista si fosse fermata allo stop, come previsto dal codice della strada, l’incidente non si sarebbe verificato».  


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