«Solo nell’ultima settimana, il prezzo del gasolio è schizzato a 2,40 euro, con un aumento di 40 centesimi al litro». Così Salvatore Bella, segretario dell’Associazione italiana trasporti e portavoce del Comitato autotrasportatori siciliani, annuncia la possibilità di un nuovo sciopero in Sicilia. «Senza riscontri entro settembre, saremo costretti a proclamare nuovamente il fermo delle attività […]
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Caro carburante, possibile nuovo sciopero dei trasportatori siciliani
«Solo nell’ultima settimana, il prezzo del gasolio è schizzato a 2,40 euro, con un aumento di 40 centesimi al litro». Così Salvatore Bella, segretario dell’Associazione italiana trasporti e portavoce del Comitato autotrasportatori siciliani, annuncia la possibilità di un nuovo sciopero in Sicilia. «Senza riscontri entro settembre, saremo costretti a proclamare nuovamente il fermo delle attività nei porti siciliani», dice. Non una minaccia a vuoto, dopo lo stop di aprile seguito ai rincari del carburante.
Il costo dei nuovi rincari
«L’ultimo aumento si traduce in 400 euro in più ogni mille litri di gasolio acquistati dalle aziende», fa i conti Bella. Che si rivolge al governo nazionale, affinché attui la proroga «del credito d’imposta attualmente da marzo a giugno 2026, per applicarlo anche da luglio a settembre 2026, aggiungendo altri 300 milioni al plafond iniziale». Così da mitigare il peso delle tensioni internazionali, tutt’altro che risolte, con le trattative per lo stretto di Hormuz. E che arriva fino alle aziende siciliane, con l’oscillazione al rialzo del prezzo del carburante. «Chiediamo inoltre al Governo regionale – continua il segretario – di affrettarsi a pubblicare il decreto assessoriale di attuazione della legge sul caro gasolio».
Le promesse non mantenute
Ma Bella chiede anche di mantenere gli impegni presi con il Comitato trasportatori siciliani dopo il fermo di aprile. «Ossia aumentare la dotazione dei fondi del Sea modal Shift per la terza annualità e trovare una soluzione all’Ets 2». Due nodi precedenti al caro carburante e ancora irrisolti. E che riguardano la tassa sulle emissioni corrisposta dagli armatori al ministero dell’Ambiente, con la versione Ets2 in studio per il 2028. Soldi di cui i trasportatori vorrebbero conoscere l’utilizzo, chiedendo che vadano al Sea Modal Shift. Un fondo destinato alle imprese del trasporto marittimo, che così potrebbero abbassare il prezzo dei biglietti pagato dagli autotrasportatori. Altra spesa, insieme al carburante, divenuta negli anni sempre più onerosa.