Una richiesta di interventi urgenti e di cambio dei vertici alla direzione del carcere di Siracusa: è quella avanzata dalla segreteria provinciale del sindacato della polizia penitenziaria Osapp. Da settimane al centro di continui episodi di disordini e violenze, nonché in condizioni fatiscenti. Episodi che, per il sindacato, «non possono essere valutati come eventi isolati, […]
Carcere di Siracusa
Carcere di Siracusa: dopo le violenze, il sindacato Osapp chiede il cambio della direzione
Una richiesta di interventi urgenti e di cambio dei vertici alla direzione del carcere di Siracusa: è quella avanzata dalla segreteria provinciale del sindacato della polizia penitenziaria Osapp. Da settimane al centro di continui episodi di disordini e violenze, nonché in condizioni fatiscenti. Episodi che, per il sindacato, «non possono essere valutati come eventi isolati, bensì come indicatori di severe criticità sistemiche nella gestione del lavoro». Già riportate, aggiungono, alla direzione del carcere, con tanto di proposte di soluzione, «riscontrando, tuttavia, una posizione di rigida chiusura».
La situazione al carcere di Siracusa
Con circa 300 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare, la struttura soffre un sovraffollamento che è diventato una polveriera. Con «oggettive difficoltà gestionali e a tutela dell’incolumità psicofisica del personale», scrive Osapp in una nota. Carenze e condizioni – tra ratti e serpenti – messe nero su bianco a inizio agosto anche dal garante dei detenuti Giovanni Villari. Nello stesso mese, a distanza di settimane, si sono poi registrati almeno due giorni di violenze. Due aggressioni alla vigilia di Ferragosto e la rivolta di pochi giorni fa, con 11 agenti feriti.
La richiesta di un ricambio ai vertici
Un contesto che, per il sindacato, rende «indispensabile e non più differibile un avvicendamento nelle posizioni apicali della direzione e del comandante del reparto del carcere di Siracusa, anche per ripristinare la necessaria serenità lavorativa. Le responsabilità e le conseguenze di una gestione organizzativa non ottimale non possono in alcun modo ricadere sul personale che opera in prima linea».