Cantieri navali, solo chiacchiere

La minaccia è arrivata puntuale come un treno svizzero: se non si interrompe lo sciopero immediatamente, gli armatori potrebbero ritirare le due commesse rimaste. I vertici di Fincantieri Palermo hanno scelto questi toni per parlare con i dipendenti che da giorni protestano contro i tagli al personale previsti dal piano industriale: 140 gli esuberi per il capoluogo siciliano (1242 in tutto) e la cassa integrazione a rotazione per 470 dipendenti nei prossimi due anni.
L’aut aut ha sortito solo un lieve effetto: stop ai cortei e ai blocchi stradali, ma avanti tutta con lo sciopero per il quarto giorno consecutivi. “Non ci sono le condizioni per tornare a lavorare”, dice Francesco Piastra della Fiom, “abbiamo mostrato disponibilità ad interrompere lo sciopero in cambio di un passo indietro dell’azienda sugli esuberi e abbiamo chiesto la riapertura dei negoziati, ma ci è stato detto di no e che l’unica cosa che avevano da comunicarci era il rischio di perdere le commesse. A questo punto”, aggiunge Piastra, “ci sembra che la società voglia intimorirci”.
Una sensazione ampiamente condivisa anche dalle altre sigle sindacali che hanno registrato la chiusura dell’azienda anche rispetto alla richiesta di ridimensionare gli esuberi: “Abbiamo proposto che riguardino solo chi ha i requisiti per essere accompagnato alla pensione, quindi 25 dipendenti qui a Palermo, ma non abbiamo ottenuto nulla”, fanno sapere dalla Uilm. Certo è che si tratterà di un colpo durissimo per l’economia del capoluogo siciliano e certo è che, come al solito, la Regione sembra cadere dalle nuvole.
Solo ieri, infatti, Palazzo d’Orlèans, la sede del governo siciliano, ha chiesto chiarimenti ai vertici dell’azienda in merito al piano industriale e sempre ieri il governo siciliano è tornato a sbandierare un accordo dell’anno scorso che prevedeva 50 milioni di euro di investimenti pubblici per la ristrutturazione dei due bacini di carenaggio in cambio della garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali. La sensazione è che si tratti si solo di annunci, visto che questi soldi la Regione non li ha mai sborsati. Sulla vicenda interviene l’assessore regionale alle Attività produttive, Marco Venturi: “Il confronto tra Regione, organizzazioni sindacali e Fincantieri sul futuro dei Cantieri navali di Palermo – dice Venturi – precedentemente convocata per martedì 10 a mezzogiorno è stata, d’intesa con prefetto di Palermo Umberto Postiglione, fissata per mercoledì 11 alle ore undici presso la sede della Prefettura”. Vedremo quello che succederà.
La protesta Fincantieri ha comunque unito l’Italia. In sciopero sono anche le tute blu di Sestri Ponente (Genova) che ieri hanno bloccato le arterie principali della città come i colleghi palermitani. Proteste che hanno svegliato dal sonno ovattato anche il governo nazionale. Ieri il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, ha convocatole sigle sindacali per martedì prossimo. Ma all’orizzonte, tra Roma e Palermo, non si intravede nulla di buono.

 


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La minaccia è arrivata puntuale come un treno svizzero: se non si interrompe lo sciopero immediatamente, gli armatori potrebbero ritirare le due commesse rimaste. I vertici di fincantieri palermo hanno scelto questi toni per parlare con i dipendenti che da giorni protestano contro i tagli al personale previsti dal piano industriale: 140 gli esuberi per il capoluogo siciliano (1242 in tutto) e la cassa integrazione a rotazione per 470 dipendenti nei prossimi due anni.

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