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Nel carcere di Siracusa un progetto ponte tra dentro e Fuori
«Protocollo d'intesa per reinserimento lavorativo di detenuti»

Nella casa circondariale di Cavadonna da anni la cooperativa L'Arcolaio porta avanti l'attività del biscottificio. Adesso, i pasticceri andranno nelle aziende per i tirocini retribuiti. L'ulteriore passo è arrivato mettendo insieme realtà pubbliche e private

Marta Silvestre

Foto di: L'arcolaio

Foto di: L'arcolaio

Il 70 per cento delle persone che escono dal carcere tornano a commettere reati. Un tasso di recidiva che si abbassa fino al 10 per cento se all'interno dell'istituto penitenziario si fanno esperienze incentrate sul lavoro. E questo è quello che accade nella casa circondariale Cavadonna di Siracusa dove da anni la cooperativa L'Arcolaio porta avanti l’attività del biscottificio (con il marchio Dolci evasioni). Al percorso dentro le mura, si è affiancato il progetto Fuori che è stato finanziato da fondazione Con il Sud. Un nome che dice già tutto: dopo un periodo di formazione, 12 beneficiari hanno ottenuto la qualifica di addetto panificatore-pasticcere e andranno nelle aziende del territorio per un tirocinio retribuito di sei mesi, tre a carico del progetto e gli altri tre a carico dell'azienda. Un progetto che crea un ponte tra dentro e fuori e che diverse realtà pubbliche e private del Siracusano hanno intenzione di fare diventare sistema attraverso un protocollo d'intesa che potrebbe diventare un modello da replicare anche altrove. Il primo passo è stato un webinar organizzato da L'Arcolaio per fare dialogare i soggetti da coinvolgere in questo accordo territoriale per l'inclusione socio-lavorativa di detenuti ed ex detenuti. 

«Ancora non è semplice per una persona che è uscita dal carcere trovare un lavoro - ha spiegato Sebino Scaglione, presidente della cooperativa Passwork che è partner del progetto Fuori - Le difficoltà sono legate in parte a resistenze culturali e pregiudizi da parte delle aziende ma è vero che spesso sono anche state lasciate sole, senza nessuna attività di tutoraggio che invece è fondamentale. Poi - ha aggiunto Scaglione che, da oltre dieci anni, nella provincia aretusea segue progetti di questo genere - c'è il problema della poca corrispondenza dei profili dei detenuti e le esigenze aziendali che si incrocia con la scarsa capacità di utilizzare le opportunità del territorio o che arrivano dai fondi. Questo - ha affermato - perché non si lavora in maniera sistemica». Ed è proprio per andare incontro a questa esigenza che è arrivata la proposta di partire da un tavolo permanente per creare un soggetto giuridico unitario che possa intestarsi i progetti di coprogettazione per l'inserimento lavorativo delle persone che hanno finito di scontare la pena. E non solo per loro. È stato il direttore dell'Uepe di Siracusa (l'ufficio per l'esecuzione penale esterna) Stefano Papa a fare riferimento anche «ai soggetti con cui lavoriamo noi che sono quelli che scontano la loro rimanendo direttamente nella società. Si tratta della cosiddetta giustizia riparativa ma - ha sottolineato - c'è bisogno che la società sia pronta ad accoglierli».

Per questo, infatti, c'erano gli amministratori locali di diversi Comuni del Siracusano e anche il vicepresidente di Anci Sicilia Paolo Amenta attorno al tavolo virtuale organizzato da L'Arcolaio. «L'idea di questo accordo territoriale è nata dalla volontà di creare un percorso partecipativo e inclusivo - ha raccontato il presidente Giuseppe Pisano - per favorire  l'ingresso nel mondo del lavoro che è fondamentale per la funzione rieducativa della pena». Un protocollo d'intesa che prevede non solo il coinvolgimento degli enti locali ma anche di associazioni datoriali, di categoria e del terzo settore dei vari territori della provincia. «L'auspicio - ha continuato Pisano - è che il carcere da luogo di povertà, emergenza ed esclusione sociale possa diventare un luogo di rinascita e di ripartenza in cui il tempo non passi inutilmente ma ritrovi un senso profondo». Presente all'incontro anche il direttore della casa circondariale di Cavadonna Aldo Tiralongo che ha provato ad accompagnare in un viaggio virtuale all'interno del carcere «che, ancora troppo spesso, è una realtà sconosciuta e che, nonostante non sia più solo punitiva, è ancora lontana dall'essere pienamente rieducativa, ma è una sorta di time-out che impedisce qualsiasi resposabilizzazione. Invece - ha detto - dovrebbe essere l'intera società a impegnarsi per trasformare il carcere perché le persone, una volta fuori, è lì che ritornano». 

Alla tavola rotonda moderata dal vicepresidente dell'Anci Sicilia, hanno partecipato la sindaca di Canicattini Bagni Marilena Miceli (che è il comune capofila del progetto), l'assessora alle Politiche sociali di Siracusa Concetta Carbone, il sindaco di Noto Corrado Figura, l'assessora alle Politiche sociali di Augusta Ombretta Tringali e quello di Lentini Ciro La Ferla. Tutti si sono detti disponibili e si sono impegnati a sottoscrivere questo protocollo d'intesa per la concreta realizzazione di una rete territoriale. «L'obiettivo - ha riassunto Amenta - è quello di costituire un soggetto giuridico unico tra le varie realtà coinvolte per partecipare ai bandi del settore e creare un protocollo d'intesa condiviso da tutta la rete territoriale pubblico-privata per fare diventare sistema i progetti di inserimento lavorativo di detenuti ed ex detenuti».

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