Tornare in Sicilia? Voli prenotabili ma manca ok del ministero «Ho preso un biglietto Torino-Catania, cancellato l’indomani»

«È in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza». Così all’articolo 1 dell’ultimo Dpcm del governo nazionale, si apre alla possibilità di rientro in Sicilia per chi ancora non lo avesse fatto. Ma come? Al momento il traffico aereo da e verso l’isola è ufficialmente ridotto a quattro voli da Roma: due con destinazione Catania e due Palermo, tutti effettuati da Alitalia. La stretta, presa dal ministero dei Trasporti col decreto Sicilia di metà marzo dopo le pressioni del presidente Nello Musumeci, resta valida. Dall’assessorato regionale alle Infrastrutture confermano che nessuna comunicazione di diverso orientamento è arrivata da Roma. E nel pomeriggio Musumeci ha chiesto espressamente al ministero dei Trasporti di non concedere alcuna deroga all’assetto attuale. 

Eppure le compagnie aeree danno la possibilità di acquistare biglietti a partire dal 15 maggio. Dalle principali città del Nord Italia – Milano, Torino, Bologna, Venezia, Verona – si vola per Catania e Palermo a prezzi non eccessivi. Ryanair il 15 maggio permette di comprare un biglietto da Torino a Catania con 90 euro. E quando si chiede di selezionare il posto a bordo, non scatta nessun vincolo di distanziamento. Sempre il 15 marzo Blue Air, low cost rumena, propone lo stesso collegamento, Torino-Catania, a 35 euro. Il primo aereo disponibile da Venezia e Verona per la Sicilia con Volotea è invece il 29 maggio, due settimane dopo. 

C’è di più. Fino a pochi giorni fa, era possibile prenotare un volo anche prima del 15 maggio, come racconta Giorgio, un giovane catanese rimasto proprio a Torino dopo il lockdown e che, il giorno successivo al via libera annunciato dal premier Conte, ha provato a cercare un volo per tornare a casa. «L’ho trovato con Ryanair per il 9 maggio. Costo 80 euro. Ho prenotato, ma la mattina dopo la compagnia con un’email mi ha informato che il volo era stato cancellato». Giorgio non sceglie il voucher proposto dalla low cost da spendere su un altro volo. Preferisce il rimborso e opta per un ritorno in autobus. Ryanair garantisce via email che il rimborso sarà effettuato entro venti giorni. «La stessa cosa è successa a una mia amica che aveva prenotato un volo da Milano a Catania per il 9 maggio, cancellato». 

Quello che preoccupa Giorgio e molti altri sono le notizie diffuse negli ultimi giorni da Confesercenti a proposito delle condotte di Ryanair. «Numerosi utenti che avevano acquistato biglietti per voli cancellati o comunque divenuti inutilizzabili a causa della diffusione del coronavirus – ha denunciato l’associazione – ci hanno segnalato che, nonostante inizialmente la compagnia abbia promesso, anche con comunicazioni scritte, la restituzione dell’importo pagato, in un secondo momento ha deciso di optare, in modo del tutto arbitrario, per l’emissione del voucher. È vero – ha aggiunto Confesercenti – che i decreti emessi nelle scorse settimane lasciano agli operatori la facoltà di decidere se rimborsare l’utente o emettere un buono, tuttavia non è assolutamente corretto che la compagnia si impegni a restituire la somma spesa e poi decida, di propria iniziativa, di modificare questa policy».

Sembrerebbe, in sostanza, che le compagnie si siano portate avanti rispetto alla possibilità di acquistare biglietti per la Sicilia, in attesa che dal ministero dei Trasporti arrivi una decisione ufficiale sulla riapertura delle tratte. Ma il rischio cancellazione al momento resta altissimo.


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