Vitalizi, l’abolizione salva-privilegio di Miccichè «Togliamoli, così i giudici decideranno sui ricorsi»

«Io non me la sento di mettere nella merda chi ha 80 anni e la badante. Non faccio il distruttore di vita». All’indomani dello scontro con Nello Musumeci, il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè torna ad attaccare quella che, a suo dire, sarebbe soltanto l’ennesima espressione della demagogia. Il tema è quello dei vitalizi, aboliti nel 2011 ma ancora in vigore per circa un centinaio di ex parlamentari regionali che ancora oggi percepiscono somme ragguardevoli per il loro passato all’Ars. Un privilegio che, a livello nazionale, è stato affrontato dal parlamento con il M5s che a metà mese ha festeggiato il raggiungimento di uno degli obiettivi più agognati in campagna elettorale. 

Nei territori, però, dovranno essere i consigli regionali ad approvare specifiche norme. Un impegno sollecitato dal governo centrale con la minaccia di ridurre i trasferimenti da Roma. La querelle in Sicilia vede l’Ars divisa tra chi – Forza Italia e Pd – ritiene di limitare i tagli a percentuali di poco superiori al dieci per cento e chi, come il M5s, pretende che si facciano scelte forti come nel resto del Paese. Sullo sfondo restano gli attriti tra il presidente della Regione, che si è detto d’accordo con la linea dura, e il presidente dell’Ars, che ieri ha lanciato la provocazione: tagliare per tagliare, si aboliscono e non ci si pensa più

La mossa di Miccichè in realtà ha un obiettivo preciso. E questa mattina è stato il diretto interessato a spiegarla nel corso di un intervento a Radio Time. «La Corte costituzionale è stata chiara e ha detto che i tagli possono essere fatti ma con criteri di ragionevolezza – ha detto il presidente dell’Ars -. E siccome Di Maio e Fico hanno un livello di cattiveria che io non ho, allora io i vitalizi li abolisco così i titolari faranno ricorso e a decidere sarà la magistratura». Per Miccichè, comunque, non si tratta di gattopardismo ma solo di difendere quanto ottenuto in maniera legittima da chi ha lavorato in un periodo in cui quello del politico era un mestiere. «Se a 60 anni non vieni più eletto, si smette non perché si ha voglia di andare in pensione e a quell’età un altro lavoro non lo si trova», ha continuato il commissario forzista.

Nel mirino restano i cinquestelle. «Questa cosa qui (il taglio dei vitalizi, ndr) è solo una punizione perché questi soldi non sarebbero risparmiati dai cittadini – ha attaccato Micciché -. Siccome questa è una legge demagogica, Fico ha dovuto prevedere che tutto quello che si risparmia va in un fondo utile a coprire i ricorsi che saranno persi. Siccome sanno che è una cosa incostituzionale, hanno paura e – conclude il presidente dell’Ars – vogliono evitare il danno erariale personale».


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