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Vitalizi, è scontro aperto tra Musumeci e Micciché
«Cancelliamoli, vedremo chi vince in demagogia»

Il presidente dell'Ars sbotta contro la linea del movimento fondato dal governatore, Diventerà Bellissima, che spinge per una sforbiciata più incisiva di quella proposta dalla commissione speciale all'Ars

Miriam Di Peri

«Convocherò il Consiglio di presidenza e proporrò l'abolizione totale dei vitalizi». È scontro totale, in Assemblea regionale, sul taglio dei vitalizi. A sbottare, conversando coi cronisti alla buvette di Palazzo dei Normanni, è il primo inquilino Gianfranco Micciché: «Visto che per il presidente Musumeci il taglio del 50 per cento è poco, vediamo chi vince in demagogia».

Il dado, insomma, è tratto: Micciché sfida a muso duro il dirimpettaio Musumeci, tacciandolo appunto di affrontare la questione dei vitalizi con demagogia. Il retroscena, svelato dal quotidiano La Repubblica, riguarda appunto il pressing da parte del movimento del governatore, Diventerà Bellissima, per una sforbiciata più radicale alle pensioni dei deputati. Sullo sfondo, la manifestazione della Lega a Roma, la presenza tanto di Musumeci quanto di Armao. E l’assenza di Micciché e dei suoi.

Così ecco che sui vitalizi rischia di misurarsi uno scontro molto più largo. «Noi di Forza Italia - interviene il capogruppo all’Ars Tommaso Calderone - condividiamo pienamente la proposta del presidente Micciché che mira alla totale abolizione dei vitalizi. Qui dunque andiamo oltre la proposta di riduzione per allinearci al resto del Paese, faremo di più: al prossimo Consiglio di presidenza ne proporremo la soppressione».

Anche la capogruppo Udc Eleonora Lo Curto, che sull’argomento nei giorni scorsi aveva preso le distanze dal collega di partito Vincenzo Figuccia, si schiera: «Concordo con la provocazione del presidente Micciché: chi cavalca il taglio dei vitalizi fa squallida demagogia alimentando un sentimento di antipolitica diffuso tra i cittadini». Secondo Lo Curto, «un parlamento nazionale che ricatta le Regioni, agisce con la logica del delinquente e non con quella del buon padre di famiglia».

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