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Nella Sicilia che brucia elicotteri antincendio ancora fermi
«Ritardi su antimafia, mezzi saranno pronti in pochi giorni»

Le certificazioni dalle prefetture di Caltanissetta e Salerno per le due società che si sono aggiudicate l'appalto da due milioni e mezzo sono arrivate soltanto ieri. La situazione nell'isola è però di grave emergenza. E Musumeci punta il dito contro i Comuni

Simone Olivelli

Foto di: simone olivelli

Foto di: simone olivelli

Poco prima che per i catanesi la caldissima giornata di ieri si trasformasse in un incubo, dall'altra parte della Sicilia, negli uffici palermitani del Comando del corpo forestale, dirigenti e funzionari erano alle prese con l'esame di una documentazione attesa da settimane. Sui tavoli di via Ugo La Malfa, infatti, l'attenzione era rivolta alle certificazioni antimafia di Helixcom e E+S Air, le due società che si sono aggiudicate in tandem la fornitura di otto elicotteri antincendio

La gara, dopo un primo tentativo andato deserto, si è conclusa con la presentazione dell'offerta da parte delle due imprese che già lo scorso anno erano state le uniche a partecipare. Tuttavia, a distanza di oltre tre settimane dal decreto di aggiudicazione, i mezzi non hanno mai preso il volo. Le eliche sono rimaste ferme in attesa di segnali dalle prefetture di Caltanissetta e Salerno per la situazione delle due società in merito agli eventuali rischi di infiltrazione da parte della criminalità organizzata. Un vaglio necessario quando si tratta di appalti pubblici, indipendentemente dall'esistenza di concreti sospetti.

Alla fine il vaglio è arrivato sia per Helixcom, che risultava già iscritta nella white list di Caltanissetta, che per E+S Air, la cui istanza sul sito della prefettura risulta ancora in attesa di valutazione. La pratica intanto si è sbloccata. «Contiamo di stipulare il contratto entro la fine della prossima settimana, ma è probabile che faremo partire il servizio anche prima, magari con uso parziale della flotta», commenta un funzionario regionale facendo riferimento all'ipotesi di un'assegnazione con riserva. Infatti, con la ricezione della certificazione antimafia, l'iter non è ancora completo. Da avviare c'è anche l'interazione con l'Enac (l'ente nazionale per l'aviazione civile) che dovrà dare il proprio via libera su una serie di aspetti, a partire dalle basi da cui gli elicotteri dovranno partire per spegnere gli incendi. Il piano prevede l'utilizzo di quelle di Palermo, Valderice, San Fratello, Randazzo, Buscemi, Piazza Armerina, Menfi, e Cefalù. Più due d'appoggio ad Altavilla Milicia e a Malfa, sull'isola di Salina.

Il lungo percorso burocratico stride con le esigenze di un territorio che ieri è stato falcidiato dai roghi. Il più grave sicuramente quello che ha interessato il litorale catanese nella zona della Playa, dove un vastissimo incendio ha travolto diversi lidi, distruggendo cabine e attrezzatura, ma soprattutto gettando nel panico le tantissime persone che, considerate le temperature altissime, avevano deciso di andare al mare. E se per la conta dei danni è ancora presto, la sensazione è che la tragedia poteva essere di ben altre proporzioni, specialmente se si considera che tra chi ha corso seri pericoli ci sono stati anche tanti bambini e diverse persone non in condizione di deambulare. I roghi hanno colpito anche la costa siracusana tra Agnone e la riserva Saline di Priolo, ma anche il territorio di Belpasso e la zona a ridosso alla discarica di Bellolampo, nel Palermitano.

La consapevolezza del momento d'emergenza starebbe spingendo, quindi, a valutare un avvio immediato del servizio di antincendio privato, che andrebbe ad accostarsi ai mezzi dei vigili del fuoco e del corpo forestale. «Già domani si potrebbero avere le condizioni per fare partire l'attività dalle basi di Palermo Boccadifalco e, sul fronte orientale, Randazzo o San Fratello», rivela il funzionario. In attesa di capire come andranno le cose e contemporaneamente quantificare i giorni di ritardo rispetto a quanto previsto nel capitolato d'appalto, dove l'avvio dell'antincendio aereo è fissato a inizio giugno, ieri sera il presidente della Regione Nello Musumeci è intervenuto puntando il dito contro le mancanze di chi è chiamato a monitorare le fasi di prevenzione dei roghi. A partire dal rispetto delle ordinanze riguardanti la pulizia dei terreni incolti prima della stagione calda. 

«Siamo da alcune ore in una condizione di emergenza. A determinarla non è solo l’eccezionale ondata di caldo ma, con molta probabilità, anche una criminale attività dolosa che stavolta nulla avrebbe a che vedere con la nota logica dei pascoli - si legge in un post su Facebook del governatore -. Almeno questo ci riferiscono i nostri operatori mobilitati sul fronte del fuoco. Sullo sfondo di questa grave emergenza si evidenzia la disarmante carente attività preventiva di molti Comuni e dei privati nel predisporre anzitempo, come la legge impone, i viali tagliafuoco nelle aree agricole o in quelle incolte».

A menzionare però i ritardi nell'inizio delle operazioni per la realizzazione dei viali tagliafuoco nei mesi scorsi erano stati i sindacati, rimarcando la lentezza nelle chiamate dei forestali addetti alla manutenzione. Musumeci, dopo avere ringraziato il personale che ha lavorato sui mezzi regionali, i vigili del fuoco e sui canadair in dotazione allo Stato, ha concluso sottolineando l'esigenza di cercare un cambiamento più profondo: «Serve una nuova coscienza civica capace di coinvolgere tutti e far sentire ognuno responsabile nella prevenzione del rischio». 

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