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Il legame tra Salvatore Luca e il boss: «Fratello mio»
Il racconto dei pentiti tra usura e la droga nelle auto

L'inchiesta Camaleonte raccoglie le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia che affermano come con il figlio Rocco e il fratello Francesco, Salvatore Luca sia stato un uomo di fiducia dei Rinzivillo. L'uomo favorì anche la latitanza di un pregiudicato

Salvo Catalano

«Tu quando parli con me mi devi considerare... ti posso dire che sei mio fratello? Fratello mio Antonio». A parlare è Salvatore Luca, l'imprenditore gelese fondatore dell'impero finito la settimana scorso sotto sequestro. La persona destinataria del suo affetto fraterno è Antonio Rinzivillo, storico capomafia, rappresentante di Cosa Nostra a Gela, che oggi sta scontando una condanna all'ergastolo. L'intercettazione risale al 21 settembre del 2000 e, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta che ha fatto scattare l'operazione Camaleonte, è uno dei tanti elementi che testimoniano lo stretto legame tra i due che andrebbe avanti da diversi decenni. Non un rapporto subordinato, ma alla pari, da soci in affari: «Di vicinanza, fiducia e di reciproco scambio», scrivono gli inquirenti ricostruendo l'ascesa dell'imprenditore della Lucauto, oggi 69enne, dietro la quale ci sarebbero proprio le risorse economiche e la forza intimidatrice del clan Rinzivillo. 

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