L'esterno dell'ospedale dei Bambini G. Di Cristina. Foto Mnico

Ospedale dei Bambini di Palermo tra carenze e disagi: l’allarme dei genitori su Oss e lenzuola

Mancanza di lenzuola e Oss (operatori socio sanitari, ndr). A denunciarlo a MeridioNews sono i genitori dell’ospedale dei Bambini di Palermo che, stanchi di una situazione clinica familiare già pesante, vorrebbero potersi affidare a una Sanità più attenta alle esigenze dei piccoli pazienti.

Il nodo delle lenzuola all’ospedale dei Bambini

«Mio figlio è ricoverato qui in attesa di un’operazione e purtroppo ieri ha rigurgitato tutto quello che aveva mangiato, mentre era a letto. La squadra è venuta a pulire tutto dopo circa 45 minuti, perché era impegnata altrove. Nel frattempo gli operatori sanitari si sono occupati del bambino, ma era necessario cambiare le lenzuola perché si erano sporcate – racconta una mamma a MeridioNews – Cercando fuori dal reparto sono riusciti a trovare soltanto un lenzuolo, che abbiamo messo sotto, ma nulla per coprire il bambino», sostiene la donna. «Quando mi hanno chiamata per il ricovero mi hanno detto di portarmi anche le lenzuoline. Mi è sembrata una richiesta strana, ma adesso ho capito la motivazione» aggiunge un’altra mamma col figlio degente sempre all’ospedale Di Cristina diretto dall’Arnas Civico di Palermo.

«L’azienda precisa che il fabbisogno delle lenzuola è stato garantito in base ai posti letto per ciascuna unità operativa – replica al nostro giornale la direzione del Civico -. Ogni giorno le unita operative ricevono il ricambio delle lenzuola già utilizzate (quindi a sostituzione di quelle che si trovano in lavanderia), ma possono anche chiedere un’integrazione alla dotazione di lenzuola prevista, qualora si verificasse l’esigenza di maggior consumo. Si precisa che non sono mai stati effettuati tagli in riduzione al fabbisogno previsto e le lenzuola dichiarate fuori uso sono sostituite immediatamente dal servizio lavanderia».

Carenza di operatori socio sanitari

Tra le principali segnalazioni dei genitori emerge anche la presunta carenza di operatori socio-sanitari, una situazione che, secondo quanto riferito, inciderebbe sull’assistenza ai piccoli pazienti. In molti casi, infatti, gli infermieri sarebbero costretti a svolgere anche compiti che non rientrano nelle loro mansioni specifiche, sopperendo all’assenza degli Oss. La direzione dell’Arnas Civico, sentita da MeridioNews, ha però chiarito che «non si riscontra alcuna carenza di personale Oss», sostenendo che l’organico previsto risulti regolarmente coperto.

Il nodo centrale sarebbe, però, legato ai parametri fissati da una normativa regionale del 2015, oggi ritenuta non più adeguata alle necessità attuali. La legge stabilisce, infatti, un rapporto compreso tra 0,15 e 0,30 Oss per posto letto. Ciò significa che un reparto di pediatria con 12 posti letto può contare, anche applicando il parametro massimo, su appena 3,6 Oss. Un numero che, secondo gli operatori del settore, non sarebbe sufficiente a garantire una copertura continua sulle 24 ore, per la quale ne servirebbero almeno cinque. Una criticità che quindi non riguarderebbe soltanto l’ospedale dei Bambini di Palermo, ma che interesserebbe anche molte altre strutture sanitarie siciliane.

Ospedale dei Bambini: la fondazione nel 1882

Ad affliggere l’ospedale Di Cristina c’è però un problema di fondo che da tempo si sta cercando di risolvere, senza alcuna soluzione immediata. La struttura che ospita la sanità pediatrica palermitana risale infatti al 1882, quando un comitato cittadino finanziò la destinazione di alcuni locali del convento dell’Annunziata, nei pressi dell’antica porta Montalto e già di proprietà dell’Ospedale Civico, alle cure dei bambini ammalati. I primi due reparti furono quelli di Medicina e di Chirurgia. Nel 1941 un regio decreto istituì il consiglio di amministrazione dell’ospedale. Chiaramente la struttura mostra i segni del tempo e le difficoltà ad avere spazi adeguati a procedure e macchinari tecnologicamente avanzati

Nel 2002 l’allora presidente della Regione, Totò Cuffaro, decise di creare il CEMI (Centro d’eccellenza materno infantile) per un importo complessivo di 51 milioni e 316mila euro. La prima pietra fu posata nel 2007, ma i lavori si arenarono diventando una vera e propria incompiuta. Con l’arrivo della giunta Schifani, il progetto ha avuto un nuovo slancio e secondo la Regione i lavori per un nuovo Polo Pediatrico stanno andando avanti.

Il reparto di malattie metaboliche rare

Intanto, però, le malattie non si fermano ed è necessario garantire a tutti la possibilità di potersi curare al meglio nella propria Regione. Eppure, i bambini che soffrono di malattie metaboliche rare stanno pagando a caro prezzo il passaggio della pandemia, molto più di altri. Proprio per loro, prima di andare a ricoprire un nuovo incarico in Puglia, l’ex direttore generale Giovanni Migliore aveva creato un reparto ad hoc. Spesso questi piccoli pazienti hanno bisogno di stare in una stanza da soli, in quanto il contatto con altre persone potrebbe risultare fatale.

Durante il periodo del Covid, però, anche l’ospedale dei Bambini ha dovuto subire delle modifiche che dovevano essere momentanee. Invece, questi bambini non hanno più riavuto il loro reparto dedicato ormai è stato accorpato nuovamente alla Pediatria. La direzione generale precedente ha rinviato la riconsegna del reparto, specificando che stavano effettuando dei lavori. «La verità è che non ce l’hanno mai più restituito, tutto è tornato esattamente com’era prima dell’arrivo del dottore Migliore» sottolineano infine i genitori.


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