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Il sistema Montante domani nella puntata di Report
Ecco la clip in anteprima de L'apostolo dell'antimafia

L'inchiesta ripercorre la scalata dell'ex numero uno di Confindustria e prova a spiegare se non sia solo un pezzo di un sistema ancora più ampio. Dai rapporti con i politici regionali a quelli con magistrati e giornalisti, grazie anche al racconto di un supertestimone

Marta Silvestre

Foto di: Dario De Luca

Foto di: Dario De Luca

L'apostolo dell'antimafia. Per dieci anni è stato a capo degli industriali siciliani che si sono ribellati al pizzo ma, dallo scorso maggio, è in carcere con l’accusa di associazione a delinquere per corruzione e per aver creato una rete che spiava politici, giornalisti e magistrati. È Antonio Calogero Montante, per tutti Antonello, il protagonista della puntata di Report che andrà in onda domani, lunedì 12 novembre, su Rai3 in prima serata. Un'inchiesta in cui Paolo Mondani, con la collaborazione di Norma Ferrara, ripercorre tutta la parabola dell'imprenditore siciliano, costruttore di biciclette nato a Serradifalco: dalla scalata ai vertici di Confindustria in provincia di Caltanissetta, fatta di presunte menzogne per creare il personaggio di paladino della legalità, ai rapporti con il boss mafioso locale Paolino Arnone a partire dagli anni '80 che, insieme al figlio Vincenzo, è stato anche il suo testimone di nozze. 

Nella clip di anticipazione dell'inchiesta - che MeridioNews pubblica in anteprima - è l'imprenditore e assessore al Comune di Caltanissetta Pasquale Tornatore a raccontare il metodo usato da Montante per intimorire gli imprenditori che rompono con il suo sistema. Molti di questi nomi sono finiti nell'archivio pieno di fascicoli trovato nella sua casa a Serradifalco. Gli imprenditori nemici avrebbero ricevuto «ispezioni dalla guardia di finanza mentre, invece, venivano insabbiate quelle nei confronti di imprenditori in linea con lui», afferma Tornatore. Il maggiore Ettore Orfanello, che ha diretto il nucleo tributario della guardia di finanza di Caltanissetta, attualmente si trova ai domiciliari indagato per corruzione e altri reati. «Teste di capretti sgozzati davanti alla sede di Assoindustria, scritte minacciose sui muri della villa di Montante e di Marco Venturi (ex assessore regionale fedelissimo di Montante, ndr) e buste con proiettili», stando alla narrazione fatta da Tornatore, sarebbero state azioni pianificate per «costruire la sua figura di persona per la legalità e contro la mafia che veniva minacciato». 

Un connubio di finta antimafia e di lobby affaristica. È l'imprenditore Nino Grippaldi a raccontare che «l'oppio di una finta cultura della legalità serviva per consumare nell'illegalità i propri sporchi affari privati». Lui, che è stato presidente di Confidustria di Enna, ha deciso di lasciare, insieme ad altri 120 imprenditori, quando Montante mette al vertice degli industriali siciliani al suo posto Giuseppe Catanzaro, il re delle discariche in Sicilia, oggi indagato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti nello stesso procedimento di Montante. È nel 2010 che avviene lo scontro: Montante e Ivan Lo Bello, infatti, vogliono che Catanzaro realizzi la discarica più grande della Sicilia proprio in mezzo ai campi di grano nella valle del Dittaino, la zona dell'Ennese dove le aziende producono il pane dop. Facendo ricorso a una battuta, Grippaldi dice che Confidustria era diventata «Poltronissima». 

L'inchiesta procede analizzando la rete di Montante, fatta di figure ai vertici dei servizi segreti civili, di esponenti delle forze dell’ordine, per arrivare al senatore Renato Schifani e all’ex governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Oltre a mettere in ordine i fatti, il filo conduttore è l'interrogativo sul fatto che Montante possa essere un pezzo di un sistema ancora più ampio. Sarebbe stato lui ad anticipare lo svuotamento della normativa sui certificati antimafia per le aziende e ad avere l'idea, che adesso sta tornando in voga, di consegnare ai privati la gestione dei beni confiscati alla criminalità quando, nel 2015, era nel comitato direttivo dell'Agenzia dei beni confiscati, prima di autosospendersi dopo le indiscrezioni di un’indagine per mafia a suo carico

L’inchiesta, insomma, va in cerca di risposte: chi ha creato questo falso eroe e perché? A cosa serviva la rete di spionaggio? Cosa avevano in comune importanti magistrati antimafia, uomini delle istituzioni, del mondo politico e della società civile con questo finto paladino della legalità? Quali accordi sono stati siglati "in nome dell'Antimafia" tra pezzi di Stato e pezzi di Confindustria? Chi ha pianificato la falsa rivoluzione degli industriali siciliani? Un supertestimone racconterà la genesi di una storia che parte dalla Sicilia per arrivare fino a Roma.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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