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Autorità di bacino, inutilizzate le risorse per i torrenti
«Si rischia di intervenire solo tramite somma urgenza»

Il nuovo organismo creato dal governo Musumeci potrebbe non riuscire ad occuparsi in tempo della prevenzione per cui è stato costituito. Calendario alla mano, non in pochi negli uffici regionali si chiedono come usare gli oltre sei milioni stanziati a maggio dalla finanziaria

Simone Olivelli

Foto di: Alessio D'Urso

Foto di: Alessio D'Urso

Sei milioni di euro, per riassettare i letti dei torrenti e ridurre i rischi in vista delle piogge autunnali, possono essere pochi, ma anche troppi. Quello che un po' dappertutto sarebbe un paradosso, trova legittimità in Sicilia e nello specifico nei corridoi del dipartimento regionale al Territorio in via Ugo La Malfa. Qui, da mesi, ci si chiede cosa fare delle somme inserite nell'articolo 8 della finanziaria regionale emanata a maggio dopo un lunghissimo iter all'Ars che, così come accaduto in era Crocetta, non ha evitato il ricorso all'esercizio provvisorio fino all'ultimo giorno consentito dalla legge. 

Le risorse - oltre sei milioni e mezzo per l'esattezza - sono destinate alla realizzazione di interventi di «manutenzione ordinaria e straordinaria, compresi gli interventi di urgenza e somma urgenza, sul demanio fluviale, anche relativi ai manufatti pubblici ivi insistenti in condizione di precarietà strutturale e gli interventi di pulizia». Non una manna dal cielo considerate le precarie condizioni generali dei corsi d'acqua isolani, ma comunque una novità per il bilancio regionale: è infatti la prima volta che viene istituito un capitolo ad hoc per gli interventi sul demanio fluviale da quando, nel 2013, la competenza è passata al dipartimento al Territorio, dopo anni in cui la manutenzione spettava al Genio civile. Tuttavia, con l'estate quasi agli sgoccioli e il maltmpo arrivato già ad agosto, anche quest'anno si corre il rischio di affrontare le insidie autunnali senza particolare prevenzione.

All'origine di tutto ci sarebbe ancora una volta un problema di competenze: la legge di stabilità ha istituito l'Autorità di bacino, nuova ramificazione della pubblica amministrazione cui affidare la gestione di uno dei settori del patrimonio pubblico storicamente più trascurati. Così come pensata dal governo Musumeci, l'Autorità dovrebbe accogliere al proprio interno il contributo - sia politico che amministrativo - di diversi assessorati regionali, riuniti in una conferenza istituzionale e in un'altra operativa. Al momento, però, tutto resta sulla carta. Il 25 luglio la giunta regionale ha deliberato un atto di indirizzo che disciplina la norma transitoria in attesa che l'Autorità muova i primi passi. Il coordinamento delle attività, al momento, fa riferimento al segretario generale dell'Autorità individuato nell'attuale dirigente del dipartimento Acque e Rifiuti, Salvatore Cocina

Obiettivo della disciplina transitoria sarebbe di consentire l'immediata operatività e, dunque, accelerare gli iter per arrivare agli interventi sul territorio. La realtà, però, racconta tutt'altro: complici le ferie estive, dal 25 luglio si sarebbe tenuta soltanto un'altra riunione informale tra i funzionari. Un incontro da cui sarebbero emerse soprattutto due riflessioni: serve innanzitutto stabilire le modalità con cui pianificare gli interventi che potranno essere effettuati dai forestali, dal personale dell’Ente sviluppo agricolo e dai consorzi di bonifica. Ma c'è anche la consapevolezza che, calendario alla mano, difficilmente si riuscirà a spendere le somme inserite in bilancio. Per il primo punto, la linea sarebbe di chiedere a tutti i soggetti a vario titolo coinvolti di segnalare le maggiori criticità per poi scegliere le priorità; sul secondo punto si spera di riuscire a fare il più possibile. Avendo ben chiaro che gli iter di valutazione dei progetti non sono snelli. 

E così, seppure lontano dalle dichiarazioni ufficiali, c'è chi avanza l'ipotesi per cui le misure attuabili saranno solo quelle che potranno derogare alle normative. «Come nel caso degli interventi di somma urgenza», ragiona ad alta voce qualcuno tra i corridoi. Per questo tipo di provvedimenti però, inevitabilmente, bisognerà attendere che prima arrivino le emergenze. Un paradosso. O forse no, perlomeno da queste parti.

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