Primula rossa, un film sull’ex terrorista Ezio Rossi Storia corale dall’ospedale psichiatrico alla libertà

Si concluderanno oggi a forte Petrazza, a Messina, le riprese del lungometraggio Primula Rossa. Un film che racconta le vicende di Ezio Rossi, ex terrorista dei Nap (Nuclei armati proletari) rinchiuso in carcere e in ospedali psichiatrici giudiziari fino a riconquistare la libertà. La pellicola racconta di lui, ma non solo. Dentro ci sono anche le esperienze di tanti altri ex detenuti di opg, come spiega Gaetano Giunta, presidente della Fondazione di comunità che è tra i coproduttori della pellicola. 

«Primula rossa è un film ad alto contenuto sociale perché è la storia intrecciata di cinque, sei persone che hanno vissuto dentro un ospedale psichiatrico giudiziario e che, attraverso modelli di welfare evoluti, riescono a vivere di nuovo». Tra i protagonisti c’è proprio Ezio Rossi, uno dei detenuti oggi in libertà. «Il lungometraggio racconta la necessità di ripensare a modelli e paradigmi economici accoglienti, capaci di dare a tutte le persone senza nulla togliere alla giustizia – conclude Giunta – Un modo per avere una seconda opportunità». 

Una nuova possibilità anche per il protagonista – che nel film prende il nome di Ennio Ezio – che racconta come la pellicola sia stato uno strumento «per ripercorre una vita, analizzare gli sbagli commessi, ritrovare valori e chiedere perdono». «Primula Rossa ha l’obiettivo di valorizzare l’esperienza di un programma fortemente innovativo di welfare comunitario, Luce è Libertà, finanziato dalla Fondazione di comunità di Messina e sostenuto, esclusivamente nella fase d’avvio, dalla cassa delle Ammende del ministero della Giustizia e dall’assessorato alla Sanità della Regione Siciliana», spiega il regista Franco Jannuzzi

Luce è Libertà ha permesso di liberare in soli due anni 60 persone – molte di loro, in ruoli diversi, impegnate nella produzione cinematografica – dall’ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona attraverso progetti personalizzati di espansione delle libertà individuali, intrecciate con storie di sviluppo locale. «Nel film raccontiamo in modo romanzato alcuni aneddoti accaduti a queste persone e confluiti nei personaggi dello psichiatra e di Ennio Enzio – conclude il regista -. Lo raccontiamo con una certa sobrietà e semplicità, intrecciando vicende comiche ad altre drammatiche».


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