C’è una Catania che siamo abituati a guardare senza più osservarla davvero. Il Duomo, il barocco, il pozzo di Gammazita, le strade del centro. Luoghi familiari che, attraverso le tavole di un fumetto, riacquistano dettagli e significati dimenticati. Come è successo ad Andrea Del Campo, disegnatore catanese chiamato a raccontare la città nell’ultimo numero di […]
Il fumetto Dampyr scopre Catania tra il pozzo di Gammazita e la leggenda della Marabecca
C’è una Catania che siamo abituati a guardare senza più osservarla davvero. Il Duomo, il barocco, il pozzo di Gammazita, le strade del centro. Luoghi familiari che, attraverso le tavole di un fumetto, riacquistano dettagli e significati dimenticati. Come è successo ad Andrea Del Campo, disegnatore catanese chiamato a raccontare la città nell’ultimo numero di Dampyr, intitolato Il pozzo dell’oblio. La storia, costruita attorno alla leggenda siciliana della Marabecca sulla scomparsa di alcuni bambini, parte dal pozzo di Gammazita nell’agosto del 1854. È lì che la moglie di don Gaetano Scirà si getta dopo la morte della figlia Agatina, vittima del colera. Un racconto horror che affonda le proprie radici nel folklore catanese e permette a Del Campo di misurarsi con una città che conosce bene. Ma che, proprio attraverso il lavoro sulle tavole, ha finito per riscoprire. Dopo gli studi in Giurisprudenza nel capoluogo etneo e il trasferimento a Roma per frequentare la scuola romana del fumetto.
«Ho riscoperto la mia città»
Che effetto fa, per un disegnatore catanese, vedere Catania protagonista di una storia di Dampyr?
«Vado spesso a Catania, ma avevo dimenticato i nomi di qualche strada e, per me, questa è stata una riscoperta della città. Alcuni luoghi, quando ci vivi, diventano abituali e perdi di vista i dettagli. Prendiamo per esempio il Duomo: mi sono accorto che è ricchissimo di particolari che non avevo mai notato, proprio perché ero abituato a vederlo. È stata una bella riscoperta, in generale, del barocco, tra lunghe passeggiate con la macchina fotografica per soffermarmi sui dettagli».
Disegnare Catania da catanese è stato più semplice o la conoscenza del territorio ha interferito?
«In realtà ho fatto il lavoro di sempre, ma con un pezzo di cuore in più».
La storia parte da un luogo importante dell’immaginario catanese: il pozzo di Gammazita. Perché proprio questa scelta?
«Il pozzo di Gammazita l’ho scoperto quando mi ero già trasferito a Roma, poco più di vent’anni fa, e mi sono innamorato di quella storia. A casa dei miei genitori c’era una stampa di un autore francese: l’avevo sempre vista, ma non sapevo cosa rappresentasse. Ho cercato di unire quante più cose possibili della storia etnea, considerando il numero di pagine disponibili».
C’è un dettaglio di Catania che hai voluto inserire quasi come una firma personale?
«Mi sarebbe piaciuto, ma con il ridimensionamento da 94 a 78 pagine non è stato possibile. La storia è molto rapida. Sarebbe stato bello inserire, per esempio, una panoramica di San Giovanni Li Cuti oppure mostrare il castello Ursino, il teatro romano o piazza Stesicoro. Ma non c’era lo spazio per dilungarsi».
La Marabecca, il folklore e i traumi familiari
La Marabecca è una figura del folklore legata all’infanzia. La conoscevi da bambino?
«Anche questa storia l’ho scoperta dopo, studiando il folklore locale. Come scrive il curatore nell’introduzione, alcune storie e figure servono ai bambini per imparare delle norme di sicurezza e, infatti, una figura simile alla Marabecca è presente anche a Malta: se un bambino cade in un pozzo, non si recupera più il corpo. Da qui le storie di bambini che scompaiono e genitori che li dimenticano, come se non fossero mai esistiti. Dampyr è una serie action horror, con buoni e cattivi, ma mi è piaciuto inserire anche temi come lutto, salute mentale e traumi intergenerazionali, attraverso la famiglia Scirà».
Il fumetto può diventare uno strumento per raccontare una Sicilia diversa da quella delle solite rappresentazioni?
«Assolutamente sì, ma c’è un problema fondamentale: la gente legge sempre meno e le edicole chiudono. La riduzione della foliazione è legata anche a questo. Sono convinto che le narrazioni di questo tipo, attraverso fumetti e romanzi, possano colpire la fantasia e la coscienza delle persone molto di più rispetto ai fatti di cronaca. Se racconti una storia, legata alla bellezza del posto ma anche alle cose brutte che succedono, riesci a entrare davvero in quel mondo».