Arti sceniche e inclusività: a Palermo la scuola che abbatte le barriere con il teatro

Le arti sceniche diventano uno strumento di inclusività, attraverso un’attenzione profonda verso i più fragili, che troppo spesso restano invisibili. Con l’obiettivo di restituire forza e dare ascolto a coloro che ne hanno bisogno, è nata dunque a Palermo la Piccola Accademia dei Talenti (P.A.T. ), un centro di formazione di cui è direttore artistico Simona D’Angelo, regista, attrice, drammaturga, teatro-terapeuta, docente di teatro e teatrodanza.  

«Noi ci occupiamo di arte a 360 gradi, quindi facciamo corsi di canto, vari tipi di strumenti, workshop cinematografici – perché realizziamo anche videoclip e anche cortometraggi – danza, e abbiamo un settore specifico per le arti terapie integrate con i bambini disabili – racconta Simona D’Angelo a MeridioNews – La nostra è stata una delle prime scuole a lanciare il progetto integrato a Palermo, nel senso che i bambini non stanno in classi separate, ma anche i bambini speciali, ovviamente ad alto o medio funzionamento, lavorano con i ragazzi normodotati. C’è questa promiscuità positiva, che comunque porta degli ottimi risultati».

arti sceniche e inclusività

Arti sceniche e inclusività: come funziona

Le lezioni alla P.A.T. non sono, infatti, una sequenza di meri esercizi tecnici, ma sono incontri umani dove valorizzare le potenzialità di ciascuno, con uno sguardo rivolto alla ricchezza nascosta nelle differenze e alla bellezza dell’imperfezione: «Sia a livello teatrale, sia con la danza, cerchiamo di rendere la classe omogenea con i ragazzini speciali, che secondo noi sono fonte di arricchimento anche per i ragazzi normodotati, perché si sviluppa l’approccio empatico ed accogliente, quindi da noi un ragazzino speciale non viene discriminato, è un contesto inclusivo, ma chiaramente il cambiamento ha bisogno di tempo».

Metodologia usata: Sharing Theater

Non solo strumenti tecnico-artistici dunque, ma anche un ambiente in cui sentirsi ascoltati, rispettati, compresi. «La P.A.T. è tanto una casa delle arti sceniche quanto un porto sicuro, dove l’arte è cura, il talento si coltiva senza confronti sterili, e la condivisione diventa il motore di un cammino comune – precisa ancora la docente – Per il teatro ho un mio metodo che ho brevettato quest’anno e si chiama Sharing Theater, perché noi condividiamo le emozioni e le esperienze, infatti, il nostro è un teatro principalmente sociale, ma anche emozionale.

Argomenti trattati e rappresentati

Il mio è un teatro molto diretto, perché sono del parere che tu puoi fare emozionare anche con i silenzi e con parole semplici, motivo per cui i miei lavori sono fruibili da tutti, pur trattando tematiche importanti, perché per esempio il Trenino di Latta si occupa del problema dell’abbandono da parte di un genitore». Gli argomenti trattati variano dall’anoressia, alla dipendenza dal gioco, bullismo, violenza sulle donne: «Facciamo questo per sensibilizzare i ragazzi su determinate tematiche sociali e poi anche il pubblico che viene a vedere gli spettacoli, quindi è veramente uno scambio circolare – sottolinea infine la D’Angelo -. Però, da noi c’è la particolarità che i ragazzi disabili si integrano completamente, come se non avessero disabilità. L’arte elimina le differenze, che io comunque non vedo, per me veramente sono tutti uguali. Io vedo delle anime che vogliono fare arte, il resto si annulla».


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