Ars

Ddl Enti Locali approvato. Bocciato terzo mandato sindaci e l’introduzione del consigliere supplente

Seduta impegnativa, quella di oggi all’Ars, per la discussione sul Ddl Enti Locali. La seduta è iniziata poco prima delle ore 16:00. Ad aprire i lavori la vicepresidente dell’Ars Luisa Lantieri. Che si è innanzitutto preoccupata di smentire il gelo, a seguito della visita della premier a Niscemi, esistente tra Meloni e Schifani. Che anche oggi non si è presentato in Aula. L’eventuale approvazione del Ddl Enti Locali è ora caratterizzata dalla fretta. A causa delle prossime elezioni amministrative calendarizzate in primavera. A metà aprile saranno indetti i comizi elettorali in vista del ritorno alle urne. Da qui la necessità di scongiurare il rischio impugnativa da parte del Governo nazionale. Prima che vengano indetti i comizi elettorali con la nuova norma.

Un’ora prima, davanti Palazzo dei Normanni, le quindici deputate regionali si sono riunite per dare vita ad un flash mob per lanciare un appello: salvare l’articolo 8 sulla rappresentanza di genere al 40% all’interno delle giunte comunali. Proponendo una sua estrapolazione dal ddl per poterlo approvare. Una norma che allineerebbe la Sicilia con l’ordinamento nazionale. Perché rischia di schiantarsi contro la bocciatura complessiva del disegno di legge. Che incombe.

La seduta ha avuto inizio dopo un vertice di maggioranza. Passaggio obbligatorio, visto l’andamento della seduta scorsa. E gli smascherati otto franchi tiratori: Ludovico Balsamo, Nicola D’Agostino, Roberto Di Mauro, Riccardo Gennuso, Margherita La Rocca Ruvolo, Giuseppe Geremia Lombardo, Gianfranco Miccichè e Santo Orazio Primavera – parlamentari dell’Mpa e tre deputati di Forza Italia, oltre l’ex presidente dell’Ars appartenente al gruppo misto. Che però, anche oggi, in Aula hanno rispedito al mittente l’accusa indicando che «non ci sono franchi tiratori, ma persone che non hanno condiviso l’articolo».

Dopo la solita animata discussione, il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, subentrato a Lantieri , ha chiuso gli interventi ed è passato alla votazione dell’articolo 7, l’introduzione del consigliere supplente. I lavori a Sala d’Ercole arrancano. Passa, con voto segreto, l’emendamento soppressivo del Partito Democratico, 32 voti contro 22. L’articolo è stato bocciato. Approvato invece l’articolo 11, la modifica dei termini per il rimborso somme del fondo di rotazione per la progettazione.

Si passa all’articolo 12, i finanziamenti per opere aventi finalità culturali che, con parere negativo della I Commissione, è stato bocciato. Approvato invece l’articolo 13, il tagliando antifrode, ma cade clamorosamente una delle misure più discusse: il terzo mandato. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Antonio De Luca ha così chiesto il voto segreto sull’articolo 14. Il risultato? 34 a 24. Misura bocciata. Lapidario il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno «Cosa resta del disegno di legge? Tra voto segreto e voto palese sono rimaste solo le macerie». Poi, su richiesta del presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate la seduta è stata sospesa un quarto d’ora per riunire la Commissione e stabilire il destino del disegno di legge.

Sospensione di circa 30 minuti, al termine della quale il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha riaperto i lavori. In Aula il presidente della I Commissione Affari Istituzionale Ignazio Abbate ha dichiarato che «visto che il ddl non nasce da una penna o da una scrittura di un singolo deputato o dal lavoro del sottoscritto, ma dall’assemblaggio di norme, la Commissione ha deciso che si procederà con la votazione“. Si procede quindi con la votazione. Approvato l’articolo 15, le disposizioni sul secondo turno per le elezioni alla carica di sindaco. Bocciato invece l’articolo 16, la proroga termini in merito alla presentazione della relazione sullo stato di attuazione del programma da parte del sindaco.

Depennato anche l’articolo 17, il trasferimento di areali di reticolo idrografico fluviale urbanizzati. Decade, a seguito dell’approvazione dell’emendamento soppressivo del PD, l’articolo 18, le norme in materia di commissari straordinari delle II.PP.A.B. È arrivato, quindi, il momento dell’articolo 19, che prevede l’abrogazione dell’articolo 61 della legge regionale 15 gennaio 2025, n. 3 in materia di proroga delle funzioni da parte della giunta comunale del collegio dei revisori dei conti nei comuni in dissesto. L’Aula approva. Superato lo scoglio degli ultimi emendamenti, l’Aula si appresta a votare l’articolo 20. che è approvato.

È arrivato ora il momento più atteso della seduta e la palla passa a Nunzio Di Paola (M5S), Vice Presidente Vicario per il voto finale sul Ddl. Dopo il folto gruppo di interventi inizia il voto. Palese, a seguito di una scelta concordata. In realtà, quello che va al voto, è un Ddl monco. Quasi la metà degli articoli inizialmente previsti è stata bocciata. L’Aula passa al voto. Il risultato, anticipato dalle dichiarazioni di voto dei diversi partiti sia della maggioranza sia dell’opposizione, sembra scontato. Il Ddl Enti Locali è stato, infine, approvato con 50 voti a favore.

La situazione che si è creata in questa ultima seduta assomiglia più alla ricerca spasmodica di salvare la rappresentanza di genere. Ma, forse, qusto voto ha lasciato di nuovo soli sindaci a amministratori locali. E ha, ancora una volta, dimostrato che le diverse anime della maggioranza di governo sono troppo diverse tra loro. Troppo, per essere considerate parte della stessa maggioranza. Come hanno dimostrato molti degli interventi dei deputati dei partiti che permettono al presidente Schifani di rimanere sul suo scranno. Le fratture interne sono oramai all’ordine del giorno. Anche nei lavori dell’Ars. Aula in cui tutti sono contro tutti. E a farne le spese, come al solito, sono e saranno i siciliani.


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