Ars, il gruppo ControCorrente smuove gli equilibri. La Vardera: «Nome forte o resto l’unico per vincere»

La creatura di Ismaele La Vardera, ControCorrente, cresce e ha i numeri per poter ottenere il riconoscimento come gruppo all’Ars. Prima lo scippo, avvenuto nei giorni scorsi, dei due ex grillini e deputati Carlo Gilistro e Jose Marano. Oggi il fondatore e leader ha presentato, nella sala della biblioteca dell’Ars, il suo ultimo coup de théâtre: l’adesione al movimento del deputato regionale Alessandro De Leo.

ControCorrente muove ed è arrocco

Nello scacchiere della politica siciliana, dove le alleanze cambiano rapide come lo scirocco e i corridoi di Palazzo dei Normanni custodiscono segreti, spesso evaporati prima di diventare decreti, l’estate del 2026 si apre con una scossa tellurica non trascurabile. La notizia era nell’aria, ma la conferenza stampa trasforma i rumors in un fatto politico compiuto: Ismaele La Vardera non è più un battitore libero. La sua nuova creatura politica raggiunge la soglia minima di quattro deputati necessaria per diventare gruppo parlamentare. E rivendicare autonomia, uffici, tempi di parola e, soprattutto, un peso specifico contrattuale nelle dinamiche d’aula. Che d’ora in avanti nessuno potrà più ignorare.

«Nessuna compravendita di deputati»

«Oggi radichiamo la nostra realtà sul territorio regionale e in Ars – commenta La Vardera -. Dove tre deputati, due del Movimento 5 Stelle e Alessandro De Leo, passano in ControCorrente e ci permettono di crescere. Non c’è nessuna compravendita di deputati, ma gente libera che ha deciso di fare un passaggio particolare. Perché, se vuoi crescere, non vai con un movimento nato un anno fa, che rischia di non darti garanzie all’antica maniera».

Alessandro De Leo: quarto uomo strappato alla maggioranza

Per comprendere la portata di questa operazione, bisogna seguire il filo rosso delle traiettorie individuali che hanno permesso a La Vardera di compiere il miracolo numerico. Il tassello decisivo, il quarto uomo che ha sbloccato la pratica burocratica e politica, è Alessandro De Leo. Con una parabola che racconta perfettamente il nomadismo ideologico e strategico dell’attuale legislatura siciliana. Eletto sotto le insegne incendiarie di Cateno De Luca, De Leo ha poi cercato asilo e stabilità all’interno di Forza Italia, dopo insanabili incomprensioni con l’ex sindaco di Messina. La luna di miele con i berlusconiani, tuttavia, si è consumata rapidamente. Spingendolo prima verso il limbo del Gruppo misto e, infine, all’approdo definitivo nella scuderia di ControCorrente. Un innesto di peso che, non solo porta in dote il tesserino necessario alla nascita del gruppo, ma strappa una pedina potenziale all’influenza della maggioranza.

ControCorrente all’Ars: Marano capogruppo

Ma De Leo è solo l’ultima delle emorragie altrui. Gli altri pilastri che sostengono il neonato gruppo parlamentare sono Carlo Gilistro e Jose Marano. Entrambi dalle fila del Movimento 5 Stelle, il loro passaggio sotto le insegne di La Vardera rappresenta una ferita aperta per i grillini dell’Isola. Costretti a fare i conti con una diaspora interna che li ridimensiona. Proprio mentre cercano di accreditarsi come perno alternativo al centrodestra. «Sono deputati che hanno deciso di fare un percorso di coerenza – prosegue La Vardera -. Ritengono che la mia figura possa essere l’unica in grado di rappresentare i siciliani come candidato presidente. Siamo la risposta che tutti vogliono».

Un nuovo equilibrio all’Ars

Dal punto di vista degli equilibri d’aula, la nascita di ControCorrente apre una fase inedita e decisamente calda per l’ultimo scorcio di legislatura regionale. Il presidente della Regione, Renato Schifani, si trova davanti a un interlocutore inedito, che ha già promesso di praticare un’opposizione senza sconti e, slegata dalle dinamiche spartitorie che storicamente addomesticano i flussi parlamentari siciliani. Senza partecipare, mettono le mani avanti, a mancette di bilancio: quelle che oggi, sotto una veste tecnica più elegante, continuano a finanziare sagre, marciapiedi e micro-interventi nei territori dei singoli deputati, con buona pace di ogni schieramento. Resta da capire se la purezza comunicata saprà resistere a lusinghe e paludi dei lunghi dibattiti sulla finanziaria regionale, dove il voto del singolo pesa quanto un lingotto d’oro.

Il futuro del campo largo

«Ho l’impressione – prosegue La Vardera – che questo campo largo voglia perdere tempo e riconsegnare la Sicilia al centrodestra. Siamo seri, non si vince con quei nomi». Il riferimento è ai colleghi Antonello Cracolici del Pd e Nuccio Di Paola del M5s, davanti ai quali La Vardera chiede a gran voce «un nome in grado di riportare al voto quelli che non vanno più a votare». Come lui, ad esempio, dice apertamente, ricordando i successi di Agrigento e Bronte alle recenti elezioni Amministrative. Capitalizzando malumori, rotture traumatiche e dissenso. «Noi non vogliamo alcuno strappo, vogliamo stare nel campo largo, ma chiediamo rispetto – conclude comunque La Vardera -. Aspetto che capiscano che sono l’unico candidato in grado di vincere. Ma non faccio passi indietro al ribasso, come altre candidature che mi sono state offerte. O io o un nome forte, fuori dai partiti».


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