Catania: tre minori feriti in sparatoria, 5 fermi per tentato omicidio

È stato eseguito un provvedimento di fermo emesso il 24 giugno nei confronti di sei persone. Cinque sono gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di tentato omicidio, porto abusivo di armi e munizioni, aggravati dall’art. 416-bis.1, quindi per aver agito al fine di agevolare il clan mafioso Cappello-Bonaccorsi. Il sesto è indiziato di favoreggiamento. Quattro destinatari del provvedimento sono stati rintracciati a Floridia (Siracusa), mentre gli altri due sono stati arrestati a Catania.

La sparatoria dell’11 giugno

L’indagine trae origine dalla sparatoria avvenuta nella tarda serata dell’11 giugno 2026 nel quartiere San Giovanni Galermo. Poco prima di mezzanotte, il personale della polizia di Catania è intervenuto dopo la segnalazione di numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi nei pressi di un chiosco. Sul posto sono stati recuperati diversi bossoli, una pistola e alcuni scooter, uno dei quali presentava un foro compatibile con l’impatto di un proiettile. Poco dopo, tre minorenni feriti da colpi d’arma da fuoco si sono presentati al Policlinico di Catania. Uno di loro, colpito più gravemente, è tuttora ricoverato all’ospedale Cannizzaro.

Nelle stesse fasi, una pattuglia dei carabinieri di Gravina di Catania ha intercettato tre scooter con a bordo sei persone travisate e con le targhe occultate. Durante l’inseguimento di uno dei motocicli, il passeggero è caduto. In quel frangente il fuggitivo ha lanciato in un terreno una pistola calibro 9×21, con colpo in canna, risultata poi rubata durante un furto in abitazione. L’uomo indossava inoltre una rudimentale protezione balistica realizzata con libri, coperte e nastro isolante.

Indagini degli inquirenti

Le indagini della squadra mobile, attraverso l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza e i successivi riscontri investigativi, hanno consentito di ricostruire la dinamica dei fatti. Secondo quanto emerso, un commando composto da sei persone, a bordo di tre scooter, ha raggiunto la piazza aprendo il fuoco contro un gruppo di giovani presenti nei pressi del chiosco. Due di questi, avvertiti dell’arrivo degli scooter, anziché allontanarsi hanno impugnato delle pistole e risposto al fuoco. Uno dei due è stato ferito insieme ad altri due ragazzi ed è stato costretto ad abbandonare una pistola semiautomatica, successivamente recuperata dagli investigatori.

L’altro, dopo essersi riparato dietro il chiosco, ha esploso alcuni colpi contro gli assalitori. Le indagini, coordinate dalla procura distrettuale e della squadra mobile, hanno consentito di accertare che la sparatoria sarebbe maturata nell’ambito di tensioni interne a due diverse componenti del clan Cappello-Bonaccorsi. I motivi sono ancora in corso di approfondimento. Le indagini hanno inoltre documentato il ruolo di un uomo incaricato di fornire supporto logistico ai fuggitivi durante il periodo di latitanza.

Secondo gli elementi raccolti, un ruolo di rilievo sarebbe stato svolto anche da un detenuto, ritenuto il loro punto di riferimento. Proprio lui, infatti, avrebbe impartito direttive operative, tra cui l’organizzazione del sequestro di una persona mediante la simulazione di un controllo di polizia. Tutto con l’aiuto di dispositivi riconducibili alle forze dell’ordine e di parrucche. Per tali fatti, il 24 giugno la procura distrettuale ha emesso un ulteriore provvedimento di fermo nei confronti dei cinque presunti componenti del commando e del presunto favoreggiatore.


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