Prima lo sgombero, poi la demolizione della palestra occupata in piazza Pietro Lupo, successivamente i lavori per il nuovo asse pedonale per collegare il porto al centro della città. Il quartiere Civita, a Catania, vive una fase di mutazione profonda. Un cambiamento che sembra però più imposto dall’alto che voluto dai residenti di uno dei […]
Foto di polizia
La Civita «snaturata» a Catania: dallo sgombero della Lupo alla pedonalizzazione
Prima lo sgombero, poi la demolizione della palestra occupata in piazza Pietro Lupo, successivamente i lavori per il nuovo asse pedonale per collegare il porto al centro della città. Il quartiere Civita, a Catania, vive una fase di mutazione profonda. Un cambiamento che sembra però più imposto dall’alto che voluto dai residenti di uno dei quartieri più popolari e identitari della città. Per anni percepita come una zona marginale, la Civita è oggi al centro di interventi urbanistici che puntano a ridisegnarne il volto, in particolare in funzione turistica. Ma è proprio in questo passaggio che emergono le tensioni: da un lato l’idea di riqualificare e aprire il quartiere, dall’altro il rischio di «snaturarne l’anima» e trasformare i vecchi vicoli in una «passeggiata per croceristi», come lamentano i residenti, ormai da mesi riuniti in un comitato spontaneo.
Il parcheggio in piazza Lupo
L’idea di creare un parcheggio nel cuore del centro storico, tra le vie Ventimiglia e Teatro Massimo non è una novità. Basti pensare che il progetto era stato inserito nel piano parcheggi ideato oltre vent’anni fa dall’allora sindaco di Catania Umberto Scapagnini. All’epoca medico personale di Silvio Berlusconi, ottenne poteri straordinari per l’emergenza traffico. Da quel piano, che prevedeva diversi parcheggi è nato però solo quello in piazza Europa e, più recentemente e con ampie modifiche, quello al piazzale Raffaello Sanzio. In mezzo anche un processo conclusosi con l’assoluzione degli imputati. La questione parcheggi adesso torna d’attualità con lo sgombero avvenuto ieri mattina dell’ex palestra di scherma in piazza Lupo. Una struttura nata negli anni ’60 come deposito degli autobus. L’immobile, di proprietà di Palazzo degli elefanti, ormai da diversi anni era stato occupato e trasformato in un laboratorio urbano da un gruppo di cittadini.
Dopo anni di silenzio di questo progetto si era tornati a parlarne nel 2018, durante la sindacatura di Salvo Pogliese e l’annunciato finanziamento della Regione di cinque parcheggi scambiatori in città. Tuttavia qualche mese dopo il parcheggio Lupo venne escluso perché in centro storico e lontano dalle fermate di autobus e metro. Questione di tempo e nel 2022 il progetto torna in voga con i fondi del Pnrr e l’appalto integrato andato al Consorzio Stabile Costruttori della famiglia Capizzi di Maletto.
L’asse pedonale nel quartiere Civita

Il progetto del nuovo asse pedonale alla Civita – finanziato per 4 milioni di euro – è previsto lungo via Porta di Ferro e si inserisce in questo scenario come uno degli interventi più emblematici della trasformazione in atto nel quartiere. L’idea è quella di creare un collegamento diretto tra il porto e il centro storico – passando da piazza Cutelli – rendendo la Civita una sorta di porta d’ingresso per chi arriva dal mare. Una riqualificazione che punta su pedonalizzazione e decoro urbano ma che per molti residenti rischia di tradursi in un cambiamento calato dall’alto, più orientato ai flussi turistici che ai bisogni quotidiani e reali di chi nel quartiere ci vive. «Nessuno ci ha informato di questo progetto – racconta un residente a MeridioNews – Non sapevamo assolutamente niente. Il Comune ha pubblicato un link online per convocare un’assemblea pubblica a palazzo della Cultura senza capire che in questo quartiere vivono tante persone anziane. Di fatto con questo progetto non si tiene conto dei bisogni dei residenti e della necessità di servizi che abbiamo».
Dalla contestazione al progetto è nato anche un comitato di residenti della Civita, formatosi proprio per dare voce alle preoccupazioni del quartiere. Il gruppo si è organizzato attraverso assemblee e momenti di confronto pubblico, denunciando la scarsa partecipazione nei processi decisionali e chiedendo modifiche agli interventi previsti.