Foto Dc Sicilia

Abbadessa si dimette da presidente della Dc siciliana: l’addio tra i richiami a «legalità» e «trasparenza»

Laura Abbadessa presenta le dimissioni dalla carica di presidente regionale della Democrazia cristiana. Non un semplice avvicendamento burocratico, ma un addio al partito che, tra le righe, lascia intravvedere un terremoto politico. Perché quando la figura di garanzia dell’organismo regionale sbatte la porta citando «legalità» e «trasparenza» non si è di fronte a un disaccordo programmatico. Ma a una rottura insanabile sui codici etici e la gestione del potere.

Il sottotesto delle dimissioni di Abbadessa

La lettera di Laura Abbadessa – classico esempio di retorica democristiana, ma usata come arma da taglio – rivela un contrasto netto tra i valori dichiarati e la realtà dei fatti. Tra il passato e il presente del partito. Quando Abbadessa scrive di credere in una politica «che unisca e non divida», sta certificando che la Dc siciliana sta vivendo una fase di feroce correntismo. In cui la logica delle tessere e dei capibastone ha sostituito la sintesi unitaria. Abbadessa elenca «legalità, trasparenza, sobrietà e tutela dell’interesse generale» come riferimenti imprescindibili, lanciando un’ombra pesante sulla gestione di nomine, risorse e candidature. L’affermazione «i valori non appartengono a una sigla, a un simbolo o a una struttura organizzativa» è il definitivo atto di sconsacrazione della Dc cuffariana e rimanda a un simbolo scudocrociato svuotato.

Gli ultimi sei mesi: tra illusione e posizionamento

Per comprendere la «profonda riflessione non priva di amarezza» di Abbadessa, bisogna riavvolgere il nastro dell’ultimo semestre. In cui la Democrazia cristiana ha vissuto una fase di fortissima espansione e, paradossalmente, di massima fragilità interna. Alla ricerca di legittimazione nelle alleanze regionali, il partito ha spinto su tesseramento e grandi manovre d’aula. A febbraio, Abbadessa si esponeva pubblicamente esultando per battaglie di civiltà come quella sulle quote di genere, segnale di un tentativo di dare una veste moderna, istituzionale e spendibile a livello nazionale a un partito spesso accusato di neocuffarismo e clientelismo. Ma le elezioni amministrative e i posizionamenti per le future Regionali hanno esasperato la fame di spazi delle correnti interne. La figura di Abbadessa, espressione di un’area più orientata alla legalità formale e al dialogo istituzionale, è entrata in collisione con la gestione reale del partito: pragmatica, muscolare, legata al controllo elettorale del territorio.

Competitor e nemici: la mappa del potere interno

I veri competitor di Abbadessa all’interno della Dc si annidano in due macro-aree. La prima comprende quelli che potremmo definire i pragmatici: deputati regionali e segretari provinciali che vedono regole interne e sobrietà come freni alla raccolta del consenso. Per questa fazione, il controllo delle nomine negli enti intermedi (sanità, consorzi, partecipate) è linfa vitale. Al contrario del richiamo di Abbadessa a una politica che «serva le Istituzioni e non che si serva di esse». Gli altri sono i vertici, ossia l’ombra del fondatore. Il richiamo alla «fedeltà ai propri principi» indica che ad Abbadessa è stato chiesto un compromesso. Che sia una candidatura di facciata o l’ingresso a personaggi forti nel consenso ma discussi.

Il futuro della Dc siciliana

L’addio di Laura Abbadessa priva la Democrazia Cristiana della sua faccia presentabile e istituzionale, dopo gli ultimi scandali giudiziari. La presidente dimissionaria lascia il partito più forte nei numeri, ma più debole per credibilità e potenziale di coalizione futura. Mentre la domanda riguarda anche lo stesso futuro di Abbadessa. Che, con quel richiamo alla «tradizione popolare e cattolico-democratica» che continua a «orientare il cammino», pare guardare a un nuovo posizionamento. Magari in aree di centro più moderate e riformiste.


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