A18, dalle ore di coda al caso politico: chieste le dimissioni dei vertici Cas, ma è fuoco amico


In Sicilia il solstizio d’estate non si festeggia in spiaggia, ma sull’asfalto rovente dell’autostrada. Mentre il calendario decretava ufficialmente l’inizio della bella stagione, molti automobilisti hanno vissuto un incubo, con code di tre ore sulla A18 Catania-Messina. Trasformando la carreggiata in un lido balneare, con intere famiglie costrette ad aprire gli ombrelloni da spiaggia sulla corsia di marcia, alla disperata ricerca di un briciolo d’ombra. Il tutto senza alcuna imprevedibile calamità naturale: solo la solita combinazione di cantieri infiniti e caselli deserti. Ma se il dramma strutturale delle autostrade siciliane non fa quasi più notizia, a fare rumore sono i retroscena e le reazioni politiche che questo ennesimo scandalo ha innescato.

La richiesta di dimissioni per i vertici del Cas

Ad accendere i riflettori è una durissima nota ufficiale a firma di Salvo Tomarchio, deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana. Solo che Tomarchio non è un onorevole di opposizione, ma che un parlamentare in quota Forza Italia. Lo sdegno e la richiesta perentoria di dimissioni immediate per i vertici del Cas (Consorzio per le Autostrade Siciliane) sono arrivate, insomma, dall’interno dello stesso partito del presidente della Regione Renato Schifani. Tomarchio parla, senza mezzi termini, di una situazione «mortificante e allarmante». Denunciando una totale assenza di programmazione e una gestione che rischia di gettare nel fango l’intera immagine dell’Isola all’alba della stagione turistica.

Una nuova resa dei conti interna

Qui, però, la trama si fa più complessa e al veleno politico. La nomina della governance del Cas è, infatti, avvenuta subito dopo l’insediamento della giunta guidata da Schifani. Chi regge oggi quel timone è una precisa scelta politica del presidente della Regione. Il cortocircuito con la richiesta di dimissioni arrivata da Tomarchio è totale e imbarazzante. E profila ulteriori ed esplosivi dissidi interni sulla gestione delle infrastrutture. Ma, intanto, a restare sotto il sole sono siciliani e turisti, in un martirio domenicale che mostra solo quanto sia profondo il baratro tra i palazzi del potere e la realtà della strada.


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