A Catania quattro ginecologi su 65 non sono obiettori «Sospetto che si abortisca fingendo altre operazioni»

Su 65 ginecologi nella pianta organica degli ospedali catanesi, solo quattro non sono obiettori di coscienza. Più due esterni. Percentuali più o meno invariate nel corso degli ultimi anni ma che hanno riacceso la polemica dopo il caso di Valentina, 32enne di Palagonia morta insieme ai due feti di cinque mesi che portava in gremboSecondo i familiari e il loro avvocato Salvatore Catania Milluzzo, il ginecologo del Cannizzaro che ha operato la donna avrebbe applicato l’obiezione di coscienza anche a un caso che non rientra tra quelli di leggeVersione respinta dall’ospedale e che convince poco anche gli esperti. Tra cui Renato Costa, segretario regionale dei medici Cgil che da anni si batte per la corretta applicazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg), che regola anche la possibilità dell’obiezione di coscienza. Per Costa, però, «il caso della signora ha comunque riportato a galla una questione importante». Che incide sulla vita di migliaia di donne siciliane, ma su cui esistono pochi dati cittadini. Ecco quelli raccolti da MeridioNews sui quattro ospedali catanesi dotati di un reparto di Ginecologia.

Subito dopo la tragedia di Valentina e dei gemellini, è lo stesso primario di Ginecologia del Cannizzaro Paolo Scollo a spiegare che in quel presidio tutti i 13 medici in pianta organica – lui compreso – sono obiettori di coscienza. Stessa situazione del Garibaldi Nesima, con 16 ginecologi tutti obiettori. Nei due ospedali sono attive altrettante convenzioni con due medici esterni che si occupano delle interruzioni volontarie di gravidanza, cioè gli aborti. Al Policlinico, su 15 medici, a praticare una media di quattro-cinque Ivg a settimana sono due non obiettori. Così come al Santo Bambino, dove su 21 ginecologi solo in due non praticano l’obiezione. «Riusciamo a rispondere a tutte le richieste, anche perché queste dipendono dal numero dei posti letto e non dei medici – spiega il direttore dell’unità Antonino Rapisarda – In media garantiamo sei Ivg a settimana, quasi tutte entro i 14 giorni tranne forse in estate, dove c’è maggiore carenza di personale». Sulla possibilità che alcuni medici scelgano un’obiezione di comodo e cioè non dettata da motivi etici ma dall’eventualità di ritrovarsi a dover praticare solo aborti, Rapisarda risponde: «La maggior parte di noi lavora qui da anni e non ci sono stati grandi cambiamenti. Sia i non obiettori che gli obiettori non hanno mai cambiato idea. lo sono obiettore e lo sono sempre stato, si tratta di una scelta fatta da ragazzo, anche quando sarebbe stato più semplice fare carriera senza l’obiezione. Personalmente non pratico le Ivg, ma non le ostacolo». «Io riesco a fare anche altro – spiega Salvatore Caruso, non obiettore e responsabile del settore legge 194 al Policlinico – Dedico una parte del mio tempo alla didattica e alla ricerca all’università di Catania, e in ospedale facciamo anche educazione alla contraccezione. Ma in generale è vero che, essendo in pochi, c’è il rischio di restare ghettizzati nelle Ivg e diventa difficile sopportarlo».

Se sulle singole città è difficile reperire dati precisi, a fornire indicazioni sulla Sicilia è il ministero della Sanità, che ogni anno redige una relazione al Parlamento sull’applicazione della legge 194 del 1978 sulla maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza. Gli ultimi dati disponibili sono stati diffusi a ottobre dell’anno scorso e riguardano i preliminari 2014 e definitivi 2013. Il documento sui due anni precedenti al 2016 è atteso nelle prossime settimane. Dalla relazione emerge che in Sicilia l’87,60 per cento dei ginecologi che lavorano negli ospedali è obiettore di coscienza. Peggio fanno solo Bolzano (92,9 per cento), il Molise (93,3 per cento) e la Basilicata (90,2 per cento), maglie nere anche per il numero di strutture in cui si pratica Igv sul totale di quelle presenti sul territorio. Nel caso della Sicilia 33 su 66, la metà. A peggiorare la situazione isolana sono però altri dati. Mentre lo stesso ministero nota come nei consultori si registri di solito un minor numero di obiettori di coscienza rispetto agli ospedali, in Sicilia sono comunque il 67 per cento, secondi solo al 90 per cento della Valle d’Aosta. Non va meglio con gli anestesisti obiettori – Sicilia prima regione con il 79,2 per cento – e il personale medico obiettore, l’85,2 per cento in Sicilia. In questa situazione, gli aborti in Sicilia sono stati 7191 nel 2014 e 7691 nel 2013: una media di quasi dieci Ivg a settimana per ogni medico non obiettore dell’isola. Il numero più alto d’Italia.

«C’è un’assoluta inapplicazione della legge 194 – è netto Renato Costa, sindacalista dei medici Cgil – Gli istituti che dovrebbero fare la Ivg non la fanno a causa degli obiettori e soprattutto non è detto che questo dato corrisponda davvero alle reali interruzioni di gravidanza praticate». Il riferimento del dottore non è agli aborti clandestini, fenomeno comunque mai scomparso. «In passato ci sono stati casi di obiettori di coscienza che però praticavano le Ivg in intramoenia a 700 euro – continua Costa – Adesso non abbiamo più dati simili, ma la sensazione è che molte vengano fatte sotto mentite spoglie, in strutture private ma anche pubbliche, facendole passare per revisione di cavità, una prestazione diversa». Per Costa l’unica soluzione è prevedere per legge nei concorsi per l’assunzione dei medici una quota obbligatoria di non obiettori, «vincolati per contratto a non cambiare idea una volta assunti».


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Dopo il caso della donna morta al Cannizzaro, torna la polemica sulla reale applicazione della legge 194 che regola l'interruzione volontaria di gravidanza. In Sicilia, secondo i dati del ministero della Sanità, quasi l'88 per cento dei medici si sottrae. E a Catania, nonostante l'assenza di dati pubblici, la percentuale è ancora più alta

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