A Bellolampo tmb saturo e l’umido finisce a Marsala «Scelta condivisa, presto nuovi impianti per compost»

Appare «paradossale» la situazione della discarica di Bellolampo che «pur avendo un impianto di compostaggio, lo utilizza per stabilizzare il sottovaglio del rifiuto indifferenziato». E così la Rap è costretta a «trasportare il proprio organico da raccolta differenziata in un impianto privato (Sicilfert – Marsala) con notevoli costi, considerando anche il trasporto». A metterlo nero su bianco nella relazione del 6 luglio scorso, inviata all’assessore ai Rifiuti Vania Contrafatto, è l’Ufficio speciale regionale per il monitoraggio e l’incremento della raccolta differenziata. Un «paradosso», scrivono i tecnici regionali, legato in qualche modo alla scelta della Regione di autorizzare nei primi mesi dell’anno il conferimento nel sito palermitano a una quarantina di Comuni siciliani – oggi quattro – elevando così da circa 800-900 tonnellate medie al giorno a 1200-1400 tonnellate i rifiuti abbancati nel sito palermitano. Ma per l’assessora regionale ai Rifiuti Vania Contrafatto, che ridimensiona tutta la vicenda, la scelta rientra in un «percorso condiviso» e inevitabile in quel momento a causa della chiusura di alcune discariche, obbligando il conferimento nel sito palermitano.

«Il trattamento meccanico biologico ha autorizzazione per uso di 18 biocelle, e una parte di queste potrebbe essere destinata al trattamento del compost – ha detto Dionisio Giordano, segretario regionale Fis Cisl – La Rap, in linea teorica, potrebbe trattare l’umido recuperato dal ‘porta a porta’ nelle celle del tmb adibite al compostaggio, ma non può farlo perché attualmente tutta la capacità dell’impianto è destinata alla biostabilizzazione dell’indifferenziato. E l’azienda, oggi, per il conferimento del compost a Marsala paga un costo complessivo annuo, al netto dei ricavi, di circa 1,5 milioni di euro». Per consentire il trattamento del compost del sito palermitano, quindi, si dovrebbero chiudere i cancelli ad altri Comuni ma, agendo così, rimarrebbe l’incognita del destino di questi rifiuti.

«La chiusura di alcune discariche nei primi mesi dell’anno – ha spiegato il dirigente dell’ufficio speciale per la raccolta differenziata Salvatore Cocina – ha fatto sì che questi impianti di compostaggio venissero utilizzati per biostabilizzare l’indifferenziato. La Regione, però, non poteva fare altrimenti abbandonando i rifiuti per strada. Se la differenziata fosse a regime, non avremmo dovuto affrontare questo imprevisto. Finalmente la tendenza si è invertita, anche se continua a andare in discarica una parte di umido». Entrando più nel merito della vicenda, l’assessora Contrafatto ha ricordato come la decisione di aprire la discarica palermitana ad altri Comuni sia stata stata adottata assieme al’amministrazione comunale e vertici Rap: «Partiamo dal presupposto che non è stata una scelta presa a tavolino dalla Regione, ma condivisa con il sindaco di Palermo e la Rap, al termine di lunghe conferenze di servizio».

Nessun paradosso quindi? «Trovo inopportuno l’uso di aggettivi, soprattutto se non si conosce bene la genesi degli atti. Detto ciò, il tmb è un impianto che tratta solo la frazione di sottovaglio dopo che i rifiuti sono stati tritovagliati. Ma, per produrre il compost, questo impianto avrebbe bisogno di celle dedicate che in questo momento non sono disponibili perché per essere utilizzate andrebbero ripulite e sanificate. E rimarrebbe comunque il problema dei rifiuti dei Comuni: dove li mandiamo? Senza dimenticare che per conferire, queste amministrazioni pagano». 

Proprio sul fronte del potenziamento degli impianti dedicati al compost, la Regione sta lavorando senza sosta, come ha confermato l’assessora: «Mercoledì scorso ho incontrato tutti i presidenti delle Srr, anche di Palermo, per attivare altri sistemi di compostaggio la cui realizzazione è stata già avviata: in Sicilia ce n’è una decina, uno pure a Casteltermini, nell’area metropolitana. Ci siamo congedati con l’impegno da parte di ognuno a rimuovere ostacoli burocratici e di natura economica per far partire gli impianti entro due mesi. A quel punto – ha concluso – Bellolampo potrebbe continuare a biostabilizzare e portare il compost in un impianto più vicino». 


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