«Un contributo per la scuola pubblica» Studenti-mendicanti a terra contro i tagli

Di nuovo in piazza gli studenti catanesi per manifestare il loro dissenso contro le politiche del governo in merito alla scuola pubblica. Questa volta lo fanno di domenica in piazza Verga, tra gli stand del mercato biologico che organizzano in loco. Non sono in diecimila come al corteo che sabato ha sfilato per le strade della città, ma Irene, Ada, Diego, Francesco, Simone, Giorgia, Claudio e molti altri si sono comunque fatti notare.

Hanno scelto di sedersi a terra, pacificamente, con dei cartelli di cartone, a mò di mendicanti per chiedere un contributo ai passanti. «Non vogliamo davvero dei soldi, il nostro è un gesto simbolico. Vogliamo piuttosto sensibilizzare la gente», spiega Diego Micari, studente del liceo scientifico Boggio Lera. «La scuola pubblica si è ridotta al lastrico e deve chiedere l’elemosina», dice Irene Rizzo studentessa del liceo scientifico Galileo Galilei.

«Quello di oggi è uno dei modi di manifestare la nostra contrarietà all’abbattimento della scuola pubblica e lo facciamo di domenica perché non ci vengano a dire che è solo un modo per perdere ore di lezione», dice Simone Di Stefano, anche lui studente al Boggio Lera.

Protestano contro una scuola che non li prepara al futuro, contro una scuola che ha sempre meno risorse e che non riesce a far fronte neanche alle spese correnti per cui è comune la prassi di chiedere agli studenti un «contributo volontario». Non c’è scuola pubblica, di qualsiasi grado, che non lo faccia. «Paghiamo circa 90 euro annui, ma nessuno dice che è volontario, lo spacciano per tassa scolastica e spingono anche molto per ricevere questi soldi, altrimenti non saprebbero come fare», afferma Francesco Maccarrone studente del liceo Cutelli.

Diversi i passanti che si fermano incuriositi. Molti solidarizzano con i giovani accovacciati a terra, c’è chi lascia caramelle e chi vuole davvero dare il proprio contributo economico. Ma se qualcuno li incita a continuare perché «meno male che ci siete voi», come dice un’anziana signora, altri, seppur condividono le ragioni della protesta, sono un po’ scettici.

«Mi ricordate quando ho fatto il sessantotto, purtroppo però allora come ora niente cambia, mi spiace», dice una donna fermandosi giusto il tempo di dire queste parole. Anche un anziano signore ottantaduenne non ha uno spirito positivo. «Passa il tempo, ma nulla cambia e chi ci va di mezzo siamo sempre noi», dice. Si ferma a parlare qualche minuto con loro e prima di andare via con le sue buste della spesa dà un consiglio ai ragazzi: «Protestare è buono, ma dovete andare direttamente dal ministro Profumo e dargli un bel calcio nel sedere, che così se ne va a casa». Loro ci ridono su.

 

 

 


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Tornano in piazza contro il governo, ma stavolta lo fanno in maniera diversa. Sedendosi a terra con dei cartelli di cartone. Sono gli studenti catanesi che hanno scelto piazza Verga per inscenare la loro protesta organizzata perché «la scuola pubblica si è ridotta sul lastrico e deve chiedere l'elemosina»

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